Necromancer

Voto dell'autore: 3/5
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NecromancerIl mese di marzo 2005 in Thailandia è stato sinonimo di paura. Nel giro di tre settimane è uscito prima questo Necromancer, seguito la settimana successiva dall’attesissimo secondo capitolo della saga Rathree Returns e a fine mese dal terzo capitolo di un’altra serie, The Eye 3 – Infinity. Tre film importanti e di successo che hanno fatto ben sperare nel futuro del genere, fin troppo spesso sommerso da prodotti horror di bassa lega, pallide copie o plagi esemplari di altri prodotti più noti e ben fatti. Oltretutto Necromancer si distacca totalmente dall’horror in generale e dal new horror in particolare, assumendo una forma particolare e ibrida, una fusione di generi e emozioni molto diverse tra loro e il risultato è alla fine abbastanza inedito. L’elemento che salta subito all’occhio del film è la splendida fotografia tenacemente colorcorretta per ottenere dei controllatissimi risultati cromatici. Altro pregio del film è quello di non cercare il successo universale ad ogni costo; al contrario tenta di scavare nel folklore e nelle storie paranormali locali cercando di produrre emozioni suggestive e coinvolgenti. Il risultato è un film dotato di un ritmo stabile e sempre alto. Se proprio si deve ammettere un difetto è l’assenza di una forte motivazione narrativa e la carenza spesso di mordente della storia. Ma il film è piacevole, sussegue scene gore, sequenze action e qualche goccia di 3D (qualche effettino e un paio di creature demoniache sul finale). Il regista sembra avere una certa attitudine per le sequenze balistiche che nel film oltretutto sono ben poche, gestisce bene gli spazi e le profondità dell’inquadratura, meno personale è negli scontri fisici. Lo aspettiamo al varco di un noir.

Un ex poliziotto viene incastrato da dei colleghi e imprigionato. Ma con i suoi poteri di negromante riuscirà ad evadere e al contempo a portare a compimento la propria vendetta. La storia prosegue permeata da molti “ma”.

Infatti il film è esente da protagonisti e da personaggi dalla caratterizzazione fissa. Non ci sono buoni o cattivi e nessuno è solo buono o cattivo o definitivamente caratterizzato e definito. Il film sussurra due strade nella vita e si inerpica sulle scelte del libero arbitrio. Al contempo mette in gioco il karma e gli errori dello stesso da correggere con i poteri mistici. A rendere più evanescenti i confini caratteriali dei personaggi giungono dei passaggi e delle trasmigrazioni caratteriali che proseguono lungo tutto il film. Necromancer termina con un’estenuante, interminabile e assurda sequenza di duello tra i due negromanti, virata in rosso, svolta sotto una pioggia di sangue (in interni), tra arti marziali potenziate dall’intervento del 3D e creature demoniache interamente realizzate in digitale. Probabilmente il film non entrerà nella storia del cinema locale ma si rivela una sincera e onesta opera di genere godibilissima, suggestiva ed inquietante. Un film libero e coraggioso, tra bambini decapitati che si muovono ancora e camminano, esseri umani apparentemente immuni ai proiettili, persone indotte al suicidio, magia nera e chiodi che si muovono all’interno del corpo a livello sottocutaneo. L’ennesima conferma della vitalità e varietà del cinema Thailandese.

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