New Neighbor

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New NeighborPer quanto dura possa sembrare, diversi occidentali hanno provato a far breccia nella rigida industria cinematografica giapponese. Uno di quelli più caparbi nel farlo è certamente Norman England. Da quasi un ventennio approdato dall’altra parte dell’oceano pacifico provenendo dagli USA, ha guadagnato una credibilità non indifferente lavorando in tutti i possibili ruoli su quei set: fotografo di scena, attore o qualsiasi altra cosa fosse necessaria. Si aggiunga che é un appassionato di Godzilla come pochi e proprio da quei set è partita la sua avventura; poi non ha mai avuto paura a gettarsi nelle produzioni più folli che ci ha regalato il Giappone negli ultimi anni a partire dai sottoprodotti dello straight to video come Stacy: Attack of the Schoolgirls Zombies per arrivare in tempi recenti al folle carrozzone della Sushi Typhoon; Infine, non meno importante è il fatto che si tratti di una persona con una visione decisamente lucida e composta del cinema.

E il suo recente mediometraggio New Neighbor lo dimostra ampiamente. Portato a termine tra le mille difficoltà che si possono incontrare da quelle parti, rispecchia perfettamente la sua visione e il suo carattere. La protagonista è Ayano, attrice forse poco nota, ma che si era già fatta notare nel melodrammatico corto ultragore Bandaged per la regia di Takashi Hirose. Nella parte di una donna repressa alla ricerca quasi disperata di un marito in un paese dove la cosa assurge a sorta di status symbol piuttosto che il giusto coronamento per una sincera storia d’amore. Attorno qualsiasi cosa pare invece emanare sesso e perversione. E quando si trasferisce nell’appartamento vicino la focosa escort Asami, le cose precipitano fino all’inevitabile confronto tra la virginea repressione dell’una e la focosa corporalità dell’altra.

Di Asami ormai non se ne può che parlare bene. I Giapponesi spesso sembrano non accorgersi di quanto queste figure attoriali, che loro ritengono comprimarie, finiscano per essere più interessanti di tante incolori e insapori protagoniste scelte da qualche catalogo. Lo status di attrice cult è ben conclamato agli occhi di noi occidentali e England la promuove ovviamente co-protagonista. Per il resto la scelta oculata di tutte le professionalità che in questi anni ci hanno regalato le varie follie targate Nishimura e Iguchi eleva la qualità del prodotto un paio di spanne sopra, non solo rispetto a occidentali che hanno provato a girare in Giappone, come il francese Tauveron (Beyond the Blood) o l’altro americano John Cairns (Schoolgirl Apocalypse), ma anche rispetto a tante produzioni locali che viaggiano su budget più elevati. Probabilmente è la dimostrazione che nulla più del duro lavoro sui set ti infonde la forza per creare un robusto film di genere.

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