Night Evil Soul

Voto dell'autore: 4/5
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Taiwan è sempre stata un po’ la gemella psicopatica del cinema di Hong Kong e specie nel ventennio che va da fine ’70 a fine ’90 venivano prodotti decine di film simili in tutto e per tutto ai corrispettivi della perla d’oriente, spesso con gli stessi attori e maestranze. Raramente venivano realizzati pionieri o film d’autore ma Taiwan era abilissima a offrire l’infinita prole di cloni e derivati con la stessa resa e tasso di delirio degli “originali”.
Questo film straordinario che giunge appunto da Taiwan sembra più guardare a certo cinema giapponese del ventennio precedente, a dire il vero, adattandolo con stile però tutto cinese e riuscendo ad essere per certi elementi anche abbastanza pionieristico.

Una sciamana libertina arriva in un villaggio e inizia ad accoppiarsi con i vari abitanti. Questi durante il ritorno a casa vengono uccisi dal gatto di lei che geloso, svolazzando e artigliando li ghermisce. Quindi dopo un po’, per vendetta, lei viene impiccata e il gatto ucciso dagli abitanti ma una successiva pioggia di gatti fantasma stermina mezzo villaggio. I corpi vengono cremati e gettati in uno stagno.
Cento anni dopo una coppia si ama. Ma la figlia di un ricco proprietario si ammala d’amore per l’uomo della coppia. Così il padre con un losco trucco fa uccidere il padre della ragazza e la stessa, portando poi l’uomo in nozze a sua figlia. Ma la prima notte del matrimonio la sposa viene uccisa. La ragazza assassinata in realtà non era morta ma era stata posseduta dallo spirito iracondo della sciamana che fusasi con il gatto si mette a ghermire gente a destra e manca a ritmo di acutissimi miagolii. Un anziano stregone a conoscenza della maledizione dovrà tentare di bloccarla una volta per tutte.

Particolarmente delirante, prende molta della propria iconografia da tanto cinema giapponese; il gatto fantasma, lo stagno stregato, e soprattutto una splendida sequenza in cui i capelli dello spettro prendono vita e si muovono come una creatura per ghermire il villain. Vai a capire la genealogia di questa scena, ma ci è sembrata efficace e in anticipo sui tempi. C’è poi da intuire l’anno esatto di produzione visto che il film è raro, scarsamente reperibile e se si in copie inguardabili; quasi ovunque segnalano un 1988, ma il 1981 dell’Hong Kong Movie Database sembra essere una data più attendibile per più motivi, sia visivamente tecnici che osservando le filmografie di chi ha partecipato.
Anche a livello fotografico si susseguono sequenze particolarmente ricercate, con un’intervento attivo delle luci e un profluvio di colori che -anche questo- rimanda a tanti classici giapponesi. Interessanti alcune sequenze di azione nel duello tra la donna gatto e uno spadaccino. In fin dei conti non si rivela un classico ma un indecifrabile oggetto che parte dai grandi capolavori del Giappone, passa attraverso un filtro che è il cinema di Hong Kong e muta in un delirio tipicamente taiwanese. Un’ottima esperienza da vedere, possibilmente in una qualità dignitosa che potrebbe offrire al film qualche punto in più a livello visivo. Sarà mai possibile?

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