Ninja in the Dragon’s Den

Voto dell'autore: 4/5
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Ninja in the Dragon’s Den. A giudicare dal titolo (ma peggio sono i vari aka), potrebbe far pensare ad uno dei molti filmacci Ninja americani, prodotti soprattutto a metà degli anni’ 80. Ed invece no, Ninja in the Dragon’s Den è uno dei pochi film di arti marziali della fase calante del genere che può essere considerato un vero e proprio classico. Quasi cento minuti di energia non-stop accumulata, che viene scaricata sullo spettatore ignaro. Una bomba d’azione. Si inizia subito con i titoli di testa, semplicemente strepitosi, in cui vediamo una squadra di Ninja nei quotidiani esercizi che i Ninja sono soliti fare, come arrampicarsi su alberi e mura, lanciare stellette, scavare buche e cosi via (la scena non si ricollega in nessun modo alla trama che segue). Una specie di prologo dimostrativo a ritmo di danza delle capacità ninjutsu. Il tutto accompagnato dal tema musicale portante del film in pieno stile poprock-synthesizer anni’80 e con un testo che è troppo demente per non essere riportato.

“Silent Night !
Along the coast no sign is heard,
Of a man who might !
move through the night without a word,
as if he wasn’t there, and you can’t be sure, that he wasn’t there !

CHORUS
Now listen to me children and I’ll tell you of the legend of the Ninja,
they were men of the night
they moved in the night
and shared their lives
they were ready to fight (oooh shaka-ninja)
ready to kill,
they were ready to die,
ready to diiiiiiiie, ahhhhh …”

Insomma una specie di Ninjamusicvideo … assolutamente grandioso. Quel coro di voci sullo sfondo “oooh, shaka-ninja”, indimenticabili. Sentirete la sensazione di benessere che si sveglia in voi dopo solo due minuti. Che volete di più ? Forse arti marziali di primissima qualità ? Benissimo, l’indirizzo è quello giusto, qui ce ne sono a tonnellate.

La trama non eccelle certo per originalità ed a volte si perde un pò per strada (tutta la sottotrama con la “God Skills Society” che appare solo all’inizio e nel finale), ma è molto meno banale di quanto può sembrare a prima vista e soprattutto risulta discretamente avvincente.
Il guerriero ninja Jen Moo, insieme a sua moglie, viene in Cina alla ricerca dell’assassino di suo padre. Individuato come responsabile il vecchio Foo, un maestro ninja che vive ritirato, cerca di ucciderlo in tutti i modi. Jen però ha fatto i conti senza l’oste, ossia Ching, il figlioccio adottivo di Foo. Ching, un pò sbruffone, un pò attaccabrighe non aspetta altro che dimostrare le sue capacità e cerca di difendere il vecchietto, oltre che da Jen Moo, anche da una serie di attacchi ad opera di un commando Ninja inviato per eliminare Foo (quelli del prologo ? Non si sa). I due opponenti, maestri delle rispettive tecniche, si affrontano più volte prima di capire come stanno realmente le cose. Nel finale uniranno le proprie forze per superare un’avversario all’apparenza invincibile e se avranno successo non sarà solo per merito delle arti marziali.

Come detto, ad un primo sguardo la solita trama di vendetta con i soliti discorsi sui maestri ritirati e discepoli annessi, ma ad una lettura più accurata notiamo che il film può rientrare in quel piccolo sottofilone, in cui c’è una specie di avvicinamento tra la cultura cinese e quella giapponese, di cui la punta di diamante è il classico assoluto Heroes of the East (1978) di Liu Chia-liang. Di norma, soprattutto negli anni’70, il giapponese nei film di arti marziali non era altro che un bastardo, utilizzato solo per far emergere la superiorità cinese, mentre in alcuni pochi esempi gli opponenti sono equivalenti. Il film è contaminato con la commedia ed infatti non mancano le scene e faccette tipicamente demenziali (spesso presenti nel genere), soprattutto ad opera di Tai Bo che interpreta Chee, la spalla costantemente arrapata di Ching. Ma fortunatamente Corey Yuen riesce a contenere ed integrare il tutto in maniera abbastanza seriosa, evitando il pericolo di scivolare nella farsa. Inoltre, per la gioia di tutti, la violenza viene dispensata in ampie dosi. Curiosamente l’ultimo scontro non è direttamente collegato con la trama principale, anzi sembra più un aggiunta di combattimento un pò gratuita (messa li per raggiungere la durata desiderata). Non che sia una cosa grave, anzi, basta vedere le cose che Conan Lee, Hiroyuki Sanada e Hwang Jang Lee combinano nel finale.

Le scene d’azione realizzate da due squadre di coreografi – cinesi e giapponesi (quella personale di Hiroyuki Sanada), responsabili per le rispettive tecniche – sono travolgenti. Arti marziali a non finire, armi ninja a manetta, acrobazie assolutamente folli, con la garanzia che qualsiasi oggetto che non sia inchiodato per terra possa diventare un mezzo per combattere. Veramente esaltante poi l’uso che viene fatto di alcune location come un mulino ad acqua o una pagoda. Le scene memorabili non si contano, ma vi butto li qualche esempio per farvi aumentare la salivazione. L’iniziale leggendario combattimento su stampelle, una scena memorabile di lotta ambientata in una camera che sembra più la Danger Room degli X Men, piena come è di armi letali nascoste e ovviamente tutta la parte finale.
Ninja in the Dragon’s Den è un kung fu movie di altissimo livello, che appassiona letteralmente dalla prima all’ultima inquadratura, con coreografie assolutamente strepitose sorrette da ottime interpretazioni. Vi divertirà anche alla decima visione, garantito. Provate a smentirci. Non abbiamo nessuna intenzione di fare pubblicità per chicchessia ma prendete il dvd uscito per la Hong Kong Legends, ottimo e abbondante. Costa pure una miseria, non avete più scuse.
Qualche informazione sul cast artistico e tecnico sicuramente non guasta.

Ninja in the Dragon’s Den, oltre che a essere un ottimo film, viene anche ricordato perché rappresenta il debutto alla regia del grande Corey Yuen. Proveniente dalla stessa scuola d’opera dei vari Lucky Stars, per più di dieci anni, prima come attore-stuntman e poi come coreografo, in cui ha lavorato con maestri del livello di Tsui Hark, Jackie Chan, Yuen Woo-ping e Sammo Hung (per nominare solo quelli più famosi) nel 1982 debutta con questo piccolo gioiello. Sia prima che dopo ha collaborato a decine di classici del cinema di Hong Kong. Momentaneamente si gode (giustamente) la fama, soprattutto coreografando le vaccate americane di Jet Lee (ossia tutte) o le varie cazzatine francesi prodotte da Luc Besson. Anche le sue ultime regie purtroppo non sono proprio memorabili. Poco male, la nostra eterna stima se l’è guadagnata da parecchio tempo.
Passiamo al produttore Ng See Yuen (che collabora anche alla sceneggiatura), a cui viene normalmente attribuito il merito di aver lanciato Jackie Chan con Snake in the Eagle’s Shadow (1978) e Drunken Master (1978). Come se questo non bastasse ha prodotto pure i due primi film di Tsui Hark, We’re going to eat you (1979) e The Butterfly Murders (1980). I relativamente pochi film prodotti e diretti, da Ninja in the Dragon’s Den in poi, lasciano supporre che stia vivendo di rendita e probabilmente neanche male.
E arriviamo a Conan Lee (Lee Yuen Ba), creato praticamente da Ng See Yuen, che era in cerca di un nuovo Jackie Chan (mosse e atteggiamenti compresi, tanto che quando lo noleggiai la prima volta ancora ragazzino mi venne spacciato come film con Jackie Cha !). Un discreto attore con una buona presenza scenica, fisicamente in forma, Lee praticamente non sapeva neanche mezza mossa di kung fu prima dell’inizio delle riprese. Tanto più sorprendenti sono le sue performance nel film. Dovette infatti sottoporsi ad un corso accelerato di diversi stili di combattimento e imparare l’uso con le armi. Ore ben spese, visto che i risultati sono alquanto convincenti. Il film fu un grande successo e Lee divenne subito un star, ma per alcuni atteggiamenti, pare alquanto egocentrici, non ebbe mai la carriera che sembrava possibile. Tanto più curioso è il fatto che abbia partecipato a ben tre film di Liu Chia-liang, un altro dalla personalità notoriamente non proprio facile. Hiroyuki Sanada invece ha avuto una carriera che continua con grandi soddisfazioni anche ai nostri giorni. Lanciato da Sonny Chiba, del cui Japan Action Club fu studente, è attualmente uno degli attori giapponesi più famosi. Ultimamente è apparso nella trilogia di Ring e nel bellissimo Twilight Samurai (2002) di Yoji Yamada. Il cast naturalmente è pieno di grandi caratteristi, tra i quali vanno almeno nominati Tai Bo (We’re Going to Eat You Encounters of the Spooky Kind, infiniti film di/con Jackie Chan e decine di altre pellicole) e Kwan Yung Moon (Return to the 36th ChamberMy Young Auntie, Kung Fu Zombie, Project A, Dragon Lord, Duel to the Death).

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