Ninja Kids!!!

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Ninja kidsUn manga nel 1986, una serie animata nel 1993, un videogioco nel 1995 e nel 2011 un film live action diretto nientemeno che da Miike Takashi. Ci troviamo così di fronte ad una nuova prova del regista con un cinema per ragazzi molto giovani, dopo l’ottimo Yokai Daisenso e il buono Yattaman.
Come si pone Miike con il materiale in questione? Il film sugli Yokai era il migliore dei tre, maturo e intelligente, mentre Yattaman, meno equilibrato, inseriva delle impensate vene di pruderie sessuale e iniziava a lavorare ad un utilizzo degli effetti speciali digitali sempre più massicci e pop. Dotato di un buon budget il regista prosegue su questa strada producendo uno dei suoi film più immaginifici e visivamente stimolanti, saturo di follie barocche e pop, per certi vicino alla leggerezza delirante e cromaticamente accecante di uno Zebraman II. Impossibile seguire la coralità delle decine di personaggi, probabilmente anche per chi già conosca le precedenti incarnazioni di questa gang di piccoli ninja, ma alla fine, come spesso avviene all’interno del cinema del regista, si è tentati di abbandonare la sequenzialità narrativa per lasciarsi travolgere dalla sfrenata inventiva, in quello che sembra a tutti gli effetti un manuale di cinema e di nuove vie del mezzo filmico. Certo, molte cose si sono già viste, spesso all’interno dello stesso cinema giapponese in passato, ma allora, in mano a maestri aveva uno slancio più teatrale e “nobile” mentre qua esplode in tutta una vorticosa furia pop di diretta discendenza fumettistica; corpi deformati, volti stilizzati, movimenti impossibili, fondali strappati che scoprono orizzonti come in dei trompe-l’œil digitali, set rotanti, linee dinamiche e scie di energia, compositing deliziosi, bizzarre sequenze musicali, senso del grottesco cristallino.

Come in un Harry Potter nipponico narrata è la vicenda di un gruppo di ragazzini in una scuola di ninja, fino ad una sfida “atletica” che coinvolgerà tutti gli alunni contro dei veterani pittoreschi.

Puro senso del meraviglioso. Tutto qui. Il film è esile, consequenziale ed episodico, alcune gag strappano sicuramente sorriso e meraviglia ma di nuovo, è lo stile furioso del regista a trascinare con forza questa sottilissima fettina di cinema. Stile che sarebbe ora Miike poggiasse di nuovo in soggetti originali e innovativi, come nel (glorioso) passato.

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