Nothing to Lose

Voto dell'autore: 3/5
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Nothing to LoseNothing to Lose (molto bello il titolo originale) è una bistrattata regia in solitaria di metà dei Pang Brothers (The Eye, Re-Cycle), ossia Danny Pang. Dichiaratamente un soggetto alla Bonnie & Clyde, il film si rivela un piacevolissimo prodotto giovanile di serie B, meno suntuoso e visionario delle altre regie del duo, leggermente meno ambizioso e competitivo, ma forse più coinvolgente. Merito anche di un soggetto più leggero e ironico che si allontana dai toni solitamente cupi dei film dei due fratelli. L’estrema visionarietà del regista anziché proporsi in funzione diegetica di “senso” interno al film, è utilizzata in forma emotiva/esclamativa per estremizzare le componenti narrative interne ed ampliare la portata caratteriale dei personaggi. Ne esce un piccolo film disimpegnato e meno terribile di come vorrebbero farci credere, alternativamente virtuosistico, e sferzato da una piacevole prova di attori; il singaporese Pierre Png (Chiken Rice War), nel ruolo dell’impacciato protagonista, Nimponth Chaisirikul nei panni di un poliziotto (ruolo che rivestirà poi brillantemente anche in Bangkok Loco) e la vulcanica Fresh (aka Arisara Wongchalee).
Il film è un altro tassello anomalo di un universo del tutto personale che i fratelli Pang stanno costruendo negli anni, contiene diverse finezze e alcune di quelle sequenze cult che fanno la storia del film (prima tra tutte quella in cui Gogo, la protagonista, soffia un cerchietto di fumo della sigaretta e lo penetra con il dito medio per insultare dei vicini di tavolo di un ristorante che la stanno fissando insistentemente). Nothing to Lose è stato vincitore di due premi (migliore attrice e costumi) al Thailand National Film Association Awards ed ha fatto il giro di numerosi festival asiatici.

Gogo e Somchai si incontrano sul tetto di un grattacielo il giorno che entrambi  hanno deciso di suicidarsi. Dopo avere desistito iniziano una discesa ironica e disperata verso un percorso senza via di ritorno facendo emergere tutti i propri traumi precedenti (debiti di gioco e rimorsi verso la sorella, l’uno, amore lesbo e omicidio della propria compagna, l’altra) che li hanno trascinati in quella spirale verso la prevedibile deriva finale.

Il film si trascina da sé, ancorato addosso al carisma dei personaggi soprattutto Gogo, incontenibile ragazza che paga i suoi debiti a colpi di esibizione dei propri seni, personaggio delineato a tutto tondo dalla contrapposizione della timidezza tellurica e barcollante della sua altra metà, Somchai.

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