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ONE NITE IN MONGKOK
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di Derek Yee, Hong Kong, 2004


Titolo Originale:Wong Gok Hak Yau
Interpreti
: Daniel Wu, Cecilia Cheung, Sam Lee, Lam Suet, Alex Fong, Cynthia Ho, Chin Ka lok, Lam Chi pok
Direttore della Fotografia : Keung Kwok Man
Musica Originale: Peter Kam
Montaggio: Cheung Ka fai
Martial Art Director: Chin Ka Lok
Produttore esecutivo : Daniel Lam, Dou Shou Fang
Produzione: Henry Fong
Distribuzione: E Pictures
Data di uscita : 20 maggio 2004
110'

Delusione. Delusione frammista alla rabbia per un'occasione sprecata, evidentemente dovuta ad esigenze di botteghino. E dire che i primi dieci, quindici minuti del film potrebbero far pensare ad un bel capolavoro. Un paio di ermetiche inquadrature ottimamente fotografate, poi improvvisamente il film diventa per un lasso di tempo decisamente ampio (tanto da far pensare) in bianco e nero. Un gruppo di ragazzi, Hong Kong di notte, una sfida tra due bulletti, scarti perdenti dei 'giovani e pericolosi' di una volta, qualche pinta di troppo, violenza e sangue, uno stupendo inseguimento automobilistico nelle strade deserte di una Hong Kong figlia dell'insegnamento del PTU di Johnnie To. Un violento incidente stradale che in quanto ad efficacia fa il paro con quello in Lost in Time (sempre di Derek Yee) e una sequenza con l'arrivo dei soccorritori drammatica e altamente suggestiva.

Torna il colore, dei poliziotti indagano e i due bulletti diventano un pretesto per uno scontro più ampio, tra i rispettivi genitori. Viene chiamato un killer professionista. Stop. Da qui il film si ingolfa e si scinde in due, dimenticando praticamente tutto quello che era stato appena raccontato e il modo in cui era stato raccontato.

Da una parte c'è il film del regista, violento, estremamente violento, fatto di papponi che abusano di prostitute, poliziotti violenti e corrotti e che infrangono continuamente il loro codice professionale, goffi e laidi ricettatori tuttofare (un sempre immenso Lam Suet). Dall'altra c'è il film del pubblico fatto di un Daniel Wu monoespressivo (anche coperto di sangue ha sempre la stessa espressione) killer spaesato che si innamora di una prostituta interpretata da Cecilia Cheung e tutta la loro trafila fatta di luoghi comuni alla Pretty Woman. Le due storie si incontrano un paio di volte e si uniscono solo alla fine, per un attimo. Per il resto, due binari  totalmente paralleli capaci però di regalare delle sequenze davvero riuscite che accrescono ancora di più la frustrazione per la discontinuità del prodotto. E poi tante facce da cinema sprecate (Alex Fong su tutte)  che riescono comunque a donarci delle performance davvero riuscite. Su tutto domina una spettrale Mongkok, silente protagonista che si bagna del sangue di tutti gli eroi (de)caduti.

A cura di CZ:



 




















 
 
 
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