Ong Bak 2 – La Nascita del Dragone

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Ong Bak 2“Traditore!” urla il padre adottivo del protagonista (Tony Jaa) nel climax del film. Ed è quello che devono avere pensato molti fans, seppure a fronte di un grande successo di pubblico in sala. Perché a chi si aspettava un’altra pietra miliare del cinema baciato dalla muay thai deve essere piombata addosso una inaspettata doccia fredda.
Perché questo non è un “vero” Ong Bak 2 (nessun legame con il predecessore), perché questo film non ha un finale e apre ad un sequel subito messo in produzione e perché il genio dell’arte marziale locale… non utilizza la muay thai. O almeno non lo fa per un buon 90% del film.
Ong Bak 2 è il figlio peccaminoso di un successo planetario piombato addosso ad un ragazzo di provincia, è una responsabilità insostenibile per un atleta troppo facilmente evocato come il “nuovo Bruce Lee”, è una trappola autotesasi e generata da un eccesso di autosicurezza e di senso di onnipotenza dettata da un improvviso e accecante plauso del pubblico.
Jaa divorzia artisticamente dal suo regista di fiducia, Prachya Pinkaew, personaggio talentuoso e intelligente (anche in veste di produttore) e che dirigerà il dignitoso Chocolate (un Ong Bak al femminile) e si lancia da solo come attore protagonista, regista e coreografo nella giungla thailandese per realizzare il film. Il budget viene sfondato e si va in perdita del doppio, il ragazzo ha un crollo  nervoso e fugge dandosi per disperso, mentre i produttori iniziano a tremare e lo stesso coreografo Panna Rittikrai lo va a cercare nelle caverne dove il ragazzo è solito meditare.
Perché Jaa non solo si è autoassunto il totale controllo artistico dell’opera ma ha ingolfato la narrazione di ogni arte marziale possibile e immaginabile lasciando parzialmente da parte quella nazionale; si passa così dal kung fu (per la maggior parte), da posizioni tipicamente Shaolin, passando per il Wing Chun, la Capoeira, l’Hung Gar, il Kenjutsu, Silat, la boxe dell’ubriaco, arrivando ad un finale costellato di ninja e relative armi e colpi, fino ad altre discipline prese e cacciate chissà dove. Al tutto si somma l’utilizzo fluido di decine di armi (spade, katana, sciabola, anelli, cavi, corde, bastoni, dardi, pugnali, artigli) e derive fantasy con guerrieri mostruosi, donne (?) corvo volanti e colossi tatuati (in una direzione più prossima a Tabunfire che ad Ong Bak).

Il problema maggiore è che anche questa volta tutti gli elementi sono buttati a casaccio all’interno dell’ennesima narrazione sterile e minuscola, con continui scontri ogni cinque minuti in cui i ralenti sono ridondanti, in cui sono presenti alcuni dei flashback più inutili e fastidiosi degli ultimi anni e la regia non è sempre all’altezza delle sequenze. Certo, non ci si aspetta certo Bergman da un film del genere, e i fans di Ong Bak saranno sicuramente soddisfatti dal profluvio di tornado di arti marziali di ogni ordine e grado, pregiate dalla ricchezza ostentata del film e da una confezione comunque lussuosa (stupendi i costumi). Si apprezza comunque la volontà di Jaa di volersi sdoganare dal suo passato e di volere mostrare di valere davvero come persona senza artisti ombra alle spalle; in una sequenza prende a pugni sul capo un elefante al fine di diventarne re, come a volersi allontanare dalla sua figura di The Protector. Anche il fatto che per tutto il film il suo personaggio sia negativo, violento e privo di senso dell’onore, affogato in fango e sangue e lontano dai luccicanti ambienti urbani, è un atteggiamento ammirevole nel volersi sporcare e allontanare dall’eroismo patinato dei film precedenti.
Purtroppo a differenza del bel Chocolate le coreografie sono decisamente –seppur violente- meno “dolorose”, altro elemento di rottura interno al genere e lasciano spesso spazio ad un utilizzo decisamente sanguigno di varie armi di diversa foggia. Manca il dolore dell’impatto che lascia spazio ad una violenza lacerante più grafica e splatter.
Se da una parte si deve preventivamente quasi dare addosso a questo non-cinema, dall’altra si possono guardare con interesse le variazioni interne al genere attendendone eventuali evoluzioni nel sequel. Sicuramente un piatto gustosissimo per gli appassionati di arti marziali. Ben poche volte nella storia del cinema si sono viste tante discipline fuse in un unico film.

 

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