Operation Mekong

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Quello che si evince osservando la carriera di Dante Lam relativa ai film dell’ultimo decennio circa è che il regista sia in una sorta di auto esplorazione e ricerca di una strada da percorrere che lo sta portando a dirigere film di alterna fattura qualitativa e resa. Altro elemento ma più di più ampia riflessione il fatto che quasi tutti i registi di film d’azione in questo periodo debbano fare i conti con un attore del calibro di Eddie Peng (presente anche in The Great Wall) che sembra pegno da pagare per ogni regista che si avvicini  al genere.

Operation Mekong ricorda un vecchio film di Hong Kong o Taiwan degli anni ’90; film che a loro volta guardavano ai vari successi dei film d’azione bellici americani. Le differenze maggiori erano che mentre il cinema statunitense dell’epoca era ancora ancorato ad un’estetica pesante, dinamitarda, muscolare e fisicamente “lenta”, il cinema di Hong Kong reagiva con una certa capacità funambolica e frenetica nella messa in scena dell’azione per fare tesoro dei budget macroscopicamente più ridotti rispetto al corrispettivo americano.

Operation Mekong sembra arrivare direttamente da lì con in più un budget sicuramente più competitivo e la presenza ingombrante della Cina alla produzione. Checché ne dicano, il paese di produzione si riflette solo nella prima parte, nel mostrare in pompa magna l’efficienza dell’esercito cinese. Ma è quasi ridicolo parlare, come hanno fatto alcuni (e come viene fatto ormai random per ogni film cinese) di propaganda visto che nel corso del film i membri di questo esercito vengono sterminati quasi tutti è l’unico sopravvissuto se ne torna a casa ferito e con le ossa rotte.

Il film narra dell’ennesima lotta contro un esercito sanguinario con sede nel triangolo d’oro tra Thailandia, Laos e Myanmar. I protagonisti dovranno combattere prima in città, nelle pittoresche vie thailandesi per poi, durante tutta l’ultima ora, confrontarsi all’interno di una giungla, successivamente in una grotta, per poi finire lungo le rive del fiume Mekong a bordo di motoscafi. Ma se la prima parte urbana è decisamente più interessante e regala alcune sequenze d’azione incredibilmente riuscite, la parte nella giungla, pegno anche da pagare il non poter gestire al meglio magari luci, fotografia e regia, risulta molto più grossolana, ripetitiva e decisamente poco ispirata, tale da ricordare proprio i titoli che citavamo poco sopra.

Dante Lam sembra si stia focalizzando nella riuscita di poche sequenze d’azione ma ottime e questo film ne offre di qualsiasi tipologia, da inseguimenti automobilistici e in motoscafo, sparatorie classiche, arti marziali, esplosioni, fino all’utilizzo di strumenti avveniristici come droni e veicoli radiocomandati. Sicuramente un piano sequenza durante un inseguimento automobilistico fa gridare al miracolo e risulta particolarmente inventivo ed esaltante. Il resto del film purtroppo non riesce a raggiungere lo scopo fino a risultare anche noioso durante tutta la estenuante parte finale. Il film sembra tratto da una storia vera ed è stato uno dei maggiori incassi (l’ottavo, con 170 milioni di dollari) del 2016 cinematografico cinese.

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