Orochi

Voto dell'autore: 3/5
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Orochi-bloodI manga del maestro del terrore Kazuo Umezu sono ormai divenuti un tappeto base per la riduzione cinematografica di un numero sempre più elevato di opere, un po’ come accade negli Stati Uniti per i romanzi di Stephen King. I 6 episodi del Kazuo Umezu’s Horror Theater, Tamami – The Baby’s Curse, Cat-Eyed Boy, God’s Left Hand, Devil’s Right Hand, solo per citarne alcuni. In questo caso a prendere le redini del progetto è Norio Tsuruta, già regista di Ring 0: the Birthday e di Premonition.
L’opera è ricca e sontuosa, finanche solamente parallela all’horror (come il precedente Tamami), di stampo gotico all’occidentale, diluita e decisamente anomala nelle invenzioni narrative.

Orochi è una creatura millenaria nel corpo di donna, curiosa testimone dei destini degli umani. Entra e si stabilisce nella villa di una famosa attrice perseguitata dalla propria bellezza. Ma la stirpe dell’artista è maledetta e ogni donna della famiglia è destinata a nascere bellissima per poi alla soglia dei trent’anni  mutare in una creatura deforme fino alla morte. Per difendere la donna da un tentato suicidio Orochi perde del sangue e tale evento la fa sprofondare in un sonno decennale. Al risveglio troverà le due figlie dell’attrice alle prese con il già noto problema più grave della loro vita.

Interessante mettere in scena le vicende melodrammatiche di donne mutanti e filtrarle attraverso la visuale di un’altra “creatura” dai mirabolanti poteri. Questa scelta rende aereo tutto lo sviluppo impossibilitando lo spettatore nel trovare personaggi “umani” a cui attaccarsi emotivamente. La ricchezza fotografica si appiccica alla classica regia pacata e a tratti anonima del regista che pur funzionale non riesce quasi mai a donare un ritmo adeguato e sensibile all’opera che rimane sempre ancorata ad una pulsazione ritmica media e costante arrivando anche ad annoiare verso il finale. Un film anomalo e originale, ben costruito ma poco coinvolgente.

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