Our Sunhi

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Hong Sang-soo è uno di quei registi le quali opere possiedono tendenzialmente due tipi di ammiratori. Chi lo ama e chi invece no. Sebbene si possa essere d’accordo o meno con questa affermazione, i film di questo regista coreano contemporaneo racchiudono sicuramente un certo fascino, e sono in grado di dare allo spettatore la possibilità di fantasticare su molti aspetti della natura umana. 

Our Sunhi, pellicola diretta nel 2013, attira l’attenzione del fruitore soprattutto per l’originalità della storia, della protagonista principale, appunto Sunhi, interpretata dalla famosa Jung Yu-mi, per intenderci l’eroina di Kim Ji-young: Born 1982. Il suo è un modo di fare che suscita curiosità e che fa chiedere costantemente allo spettatore cosa ella deciderà di fare alla fine. 

Nei film di Hong Sang-soo la trama è tanto semplice quanto difficile da riassumere. Per provare a fare un tentativo, si potrebbe provare a dire che la storia di Our Sunhi ruota intorno a lei e a tre pretendenti che fanno di tutto per conquistarla. Costoro sono Mun-su (Lee Sun-kyun, il padre della famiglia ricca di Parasite), Dong-hyun (Kim Sang-joong) e Jung Jae-young (protagonista di Castaway on the Moon).

Non si può scendere in ulteriori dettagli (saperne troppi rovinerebbe la visione) però si può tranquillamente fare riferimento ad alcune costanti che si ritrovano in tutte le opere di Hong, come l’ossessione degli uomini per una donna, i rapporti sessuali, l’introspezione dei desideri di maschi e femmine, il bere. Non a caso, una delle caratteristiche che un’occidentale puo’ apprezzare dai suoi film, è il constatare come importante sia il condividere alcol e chiacchere per i coreani.

La regia, come è tipico di Hong, è molto semplice. Camere fisse, lunghe scene dove i protagonisti condividono idee ed emozioni, e spesso anche zoom sui volti di chi stiamo guardando, un po’ per entrare in empatia con loro.

Il film, con il suo scorrere molto lineare e che in superficie potrebbe sembrare “vuoto”, noioso e ripetitivo (questo viene spesso infatti criticato al regista), al contrario può far riflettere molto sulla nostra condizione di uomini. La scena appena prima della conclusione inoltre, crea un piccolo colpo di scena che sorprende, e che fa capire ancora di più il valore di questo artista.

Premiato numerose volte, per esempio con il Pardo d’oro a Locarno nel 2015, Hong Sang-soo è un regista che meriterebbe chissà quanto tempo per far parlare di sé, perché una cosa è certa, ovvero che una volta che si inizia a parlare di lui, è alquanto difficile fermarsi.

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