Overheard 3

Voto dell'autore: 3/5
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Il duo Alan Mak e Felix Chong ormai da tempo cammina inscindibile come sinonimo di cinema di successo. Dopo il boom degli Infernal Affairs (allora in compagnia di Andrew Lau) hanno continuato poi su quella strada senza il citato “genitore”; la strada del noir / thriller sofisticato e di scrittura capace di allargare il bacino di utenza a livello internazionale. E Overheard si è rivelata una saga decisamente interessante e sopra la media del genere. Va detto subito che questo terzo capitolo è ben inferiori agli altri due. Ma di questi mantiene il cast stellare (oltre ai nomi archetipici del genere come Lau Ching-wan o Louis Koo stavolta troviamo anche la cinese Zhou Xun) la sontuosità della messa in scena, una buona scrittura e una straordinaria fotografia. L’impianto narrativo però è meno accattivante rispetto agli  altri due titoli anche se ben ancorato nella cultura locale raccontando la storia dello sviluppo urbano dei Nuovi Territori negli anni ’70, un po’ come fosse il Le Mani sulla Città in chiave cinese. E’ quindi un film più intimo e vicino al pubblico locale; è un percorso di resurrezione che sta affrontando il cinema di Hong Kong degli ultimi anni che anziché mirare solo al  mercato cinese tenta di tornare a raccontare sé stesso e la propria cultura per rinsaldare la fiducia del pubblico hongkonghese, come stanno facendo altri colleghi, da Pang Ho-cheung fino al recente The Midnight After di Fruit Chan. E Overheard diviene così una sorta di documento di una mutazione sviluppatasi negli anni e nei vari capitoli e di come si stia trasformando il modo di narrare del cinema locale.
Di nuovo è la tecnologia più avanzata, quella delle spycam principalmente e del controllo remoto di smartphone e camere a circuito chiuso ad essere utilizzata per sovvertire vari piani criminali nella conquista di appalti per la costruzione di nuovi palazzoni. Nel mentre tradimenti del popolo, famigliari e saga epica e corale in stile fukasakiano.
Balza subito all’occhio però un elemento più degli altri. La fotografia. Va detto a malincuore infatti che Overheard 3 è l’ultimo film per Chan Kwok-Hung che perderà la vita sul set del successivo Skiptrace con Jackie Chan. Non sappiamo bene il suo contributo alla “pellicola” visto che ci troviamo alla presenza di ben tre direttori della fotografia, ma quella di questo film, così sperimentale è a dir poco straordinaria. Segue un percorso estetico che avevamo già notato, in parte in The White Storm (dove Chan aveva lavorato) e nel trailer di That Demon Within (ma non trovava poi una corrispondenza reale nel film). Ed ora in Overheard 3 sboccia in un florilegio di colori e riflessi che fanno letteralmente esplodere un noir come fosse stato dipinto da Van Gogh. Ad Hong Kong probabilmente non si vedeva una fotografia così sperimentale dai tempi di The Wicked City, film fotografato proprio da Andrew Lau. E un piccolo cerchio si chiude.

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