Overheard

Voto dell'autore: 4/5
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OverheardteaserpVolendo fare una semplificazione indebita, si potrebbe dire che l’essenza di Overheard è racchiusa nel primo minuto di titoli di testa. Infatti, l’umanità messa in scena nella pellicola non può che risultare simile a quei ratti che lottano, cercano di sopravvivere e periscono nelle trappole per topi, nello squallido vicolo che è il loro mondo. Cambia qualcosa certo, il vicolo è una moderna metropoli e le trappole sono gli intrighi dell’alta finanza, ma la tragedia è la stessa.

Overheard segue le vicende di una squadra di agenti della polizia incaricata di sorvegliare una grossa compagnia sospettata di insider trading. A condurre l’operazione nei suoi frangenti più rischiosi ci sono Leung, il più anziano che ha una convulsa storia clandestina con la moglie del suo migliore amico;  Yeung con un figlio gravemente malato a carico, e  Lam, che sta per sposarsi con una giovane dell’alta società. Presto le loro vicende personali collideranno con l’indagine e i tre dovranno fare scelte rischiose che li condurranno in un vortice di corruzione e violenza.

Alan Mak  e Felix Chong possono vantare sul curriculum un film eccezionale come Infernal Affairs, ma  chi si aspetta qualcosa di simile rimarrà deluso. Persiste la trama intricata ma viene meno il cervellotico gioco del gatto e il topo che caratterizzava il film del 2001. In Overheard  l’accento è posto sulle vicende umane dei personaggi, sui loro drammi e sulle conseguenze delle loro scelte.  Spiare in maniera ossessiva non è mai salutare, tanto cinema sta li a dimostrarlo a partire da La Conversazione, ma nel XXI secolo, dove l’informazione è il bene più prezioso, a quali pulsioni e tentazioni è sottoposto chi ha accesso a notizie riservate, notizie che potrebbero cambiare una vita? Questa è la sfida a cui sono sottoposti i tre protagonisti, che da colleghi e amici diverranno presto complici. La sceneggiatura, pur ricca di colpi di scena mai fini a se stessi, insiste su questo aspetto, dando ampio spazio alla descrizione della vita, degli affetti e delle relazioni, preparando così un terreno emotivamente fertile per quando la situazione degenererà in una tragedia. Anche la figura del villiain viene adeguatamente messa in secondo piano e scatenata solo nella seconda parte del film, a sottolineare ancora una volta che il vero conflitto è dentro ai protagonisti.

La regia di Mak e Chong è elegante è misurata, coadiuvata dall’ottima fotografia di Anthony Pun. Un film del genere non avrebbe potuto reggersi in piedi senza le performance dei tre attori principali, in particolare quella di Louis Koo in grado di passare da nerd alienato ad amorevole padre di famiglia fino ad agghiacciante spirito vendicativo di carne e protesi nel finale; così come quella di Lau Ching-Wan che regala l’unico momento di romanticismo  del film, toccante nella sua innocenza e delicatezza.

Overheard è ottimo cinema di genere, che unisce una splendida esecuzione alla capacità di essere specchio dei tempi  e del mondo in cui è stato concepito, che in un certo senso è ciò che accomuna tutti i migliori film di genere.

 

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