Pa-siyam

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Pa-siyamE’ straordinario. E’ straordinario come il cinema possa urlare. Come il cinema possa urlare desiderio di esistere. Come una pantera braccata e costretta in un angolo, il cinema è talvolta capace di ruggire, attaccare, mordere, solo contro tutti. E’ straordinario come nel mezzo di un’industria in crisi ci sia ancora la volontà e il desiderio ardente di fare cinema. E’ straordinario come nel mezzo di un’industria in crisi ci sia ancora la volontà e il desiderio ardente di fare cinema di genere. E’ straordinaria la volontà di Erik Matti di rimettersi in gioco e dopo un intenso melò patinato (Prosti, 2002) e una commedia supereroistica (Gagamboy, 2004) mettere mano ad un horror. E’ straordinaria la scelta di girarlo in digitale HD anziché in pellicola. E’ straordinaria la capacità di riuscire a girarlo in soli 9 giorni. E’ straordinario il coraggio di prendere la propria attrice feticcio, la super pin-up Aubrey Miles, e farle interpretare stavolta il ruolo di una ritardata mentale. E’ straordinaria la scelta di non giocare con gli stilemi dell’horror in generale e del new horror in particolare. Viste le premesse, è straordinario il risultato finale.

Pa-Siyam sicuramente non è il film che reinventerà il genere a cui appartiene ma è un onestissimo prodotto artigianale, dignitoso e ben prodotto che continua a far ben sperare sul futuro del cinema filippino. E’ un horror sporco, sporchissimo, a tratti disturbante, l’esatta antitesi estetica di quello che era il precedente Prosti, il lato oscuro della sua opera più autoriale. Nel bel mezzo dell’incubo in cui sono gettati i personaggi, ad alcuni dei protagonisti capita di risvegliarsi placidamente al mattino e di ritrovarsi affondati in un giaciglio di escrementi, insetti, sangue e liquidi organici in quella che è una visione estetica prossima all’immaginario del nostro Lucio Fulci.

Il Pa-Siyam del titolo è una veglia funebre che solitamente compiono i parenti dei defunti. Un uomo residente all’estero per motivi lavorativi torna alla sua dimora rurale filippina per il funerale della propria madre. Anche le basi della tragedia, ossia la morte naturale della donna, sono minate ben presto. Tra sequenze investigative e vertigini horror classiche il film si contorce in spasmi verso la triste e al contempo agghiacciante risoluzione finale. Erik Matti come al solito si rimette in gioco, guarda fuori dai propri confini e cerca di produrre un lavoro competitivo e internazionale con un budget ridicolo. E solo per questo merita una lode, mentre Pa-Siyam rimane un film da ricordare. Altrimenti facciamo il gioco del nemico, del cacciatore e lasciamo morire la pantera senza dire nulla. Il giorno che essa sarà estinta ci mancherà, statene certi.

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