Paco and the Magical Picture Book

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,50/5: 6 voti]

Che Nakajima in un pugno di film abbia raggiunto un talento così sensibile e “ricco” al di fuori di Hollywood (e in diretta concorrenza qualitativa) è stupefacente. Che abbia diretto un ottimo film (Kamikaze Girls) e  un capolavoro celebrato del calibro di Memories of Matsuko è ugualmente fonte di gioia e riconoscenza per chi ama il cinema.
E che questo Paco and the Magical Picture Book sia un ulteriore passo in avanti è assolutamente evidente. Ma stavolta qualcosa funziona meno. All’interno di questo costante accumulo di idee, scenografie arcobaleniche, ottimo 3D, personaggi sopra le righe e iperstimolazione sensoriale il regista si perde per strada alcune altre componenti che avevano caratterizzato il suo precedente cinema; la levità di Kamikaze Girls e l’emotività di Memories of Matsuko.
Si, perché nonostante ci troviamo in fin dei conti nei territori del melodramma con pittoreschi casi umani, bambine malate terminali e vecchi burberi che riscoprono la bontà, raramente il film riesce a donare sussurri emotivi ad uno spettatore continuamente distratto dalla sovrabbondanza visiva dell’opera. Al contempo l’evidente derivazione letteraria, opprime il film con una pesantezza ritmica decisamente accentuata, nonostante la vulcanica e roboante sequenza pre finale addizionata di un suggestivo utilizzo del 3D.
Oltretutto, se i precedenti film pulsavano di identità e di una magica aura personale, questa volta il tutto, esonda in territori altrui evocando più volte l’opera di autori del calibro di Tim Burton o Henry Selick per citare i più evidenti.
Paco and the Magical Pictures Book rimane comunque un’opera di straordinaria fantasia invasiva, percosso da una pletora di grandi attori (Koji Yakusho su tutti, ma senza dimenticare la pertinente Anna Tsuchiya e l’ispirato resto del cast), fasciato dalle musiche dell’italiano Gabriele Roberto e un desiderio continuo di volere orchestrare un perenne parco giochi oculare. Un film paradossalmente minore, anche se macroscopicamente più ricco e saturo delle opere precedenti. Per i fans di Tim Burton o di chi non conosce l’autore si può comunque rivelare una illuminante scoperta.

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