Parasyte: Part 1

Voto dell'autore: 4/5
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Kiseiju è un manga pubblicato in Giappone dal 1988 al 1995 per un totale di 10 volumi. In Italia in venti anni hanno provato a pubblicarlo ben tre volte (col titolo de L’Ospite Indesiderato) senza mai riuscire a portarlo a termine. Le cose iniziano a muoversi nel 2014 quando una serie d’animazione approda nelle tv giapponesi e due film live action da sala sono messi in produzione. L’adattamento di un manga del genere produce dovuti timori, relativi a numerose scelte produttive. Essendo una sorta di macelleria nichilista a base di mutanti come l’avrebbero trasposto? Alleggerendo temi e budget e puntando ad un pubblico di nicchia? Esattamente il contrario; chiamano uno dei registi più di successo e popolari contemporanei, Takashi Yamazaki ovvero l’autore di un cinema per famiglie come Always, del successo di The Eternal Zero, del colossal Space Battleship Yamato e del recente film di Doraemon e gli danno in mano un blockbuster ad alto budget. Questo non impone un alleggerimento di temi né di sequenze splatter, tutt’altro; il film è un profluvio di mutazioni, amputazioni, fiumi di sangue e di persone fatte a pezzi e divorate. Ma, come hanno suggerito i vertici della Toho, in riferimento all’imminente nuovo Godzilla giapponese in produzione, Parasyte rappresenta un punto di arrivo a livello di competitività per l’effettistica giapponese. La riproduzione delle mutazioni e la realizzazione delle creature paga pegno alle origini del manga che a loro volta erano una esplicita dichiarazione d’amore al Rob Bottin e Stan Winston de La Cosa di Carpenter ma aggiornate alle nuove tecnologie del digitale che permettono una volta tanto di rendere efficaci le surreali mutazioni gore con personalità e una vivace originalità. Come spesso accade in tante riduzioni da manga, a sequenze fredde e mimetiche dell’origine cartacea si alternano scene climax particolarmente articolate, in questo caso quelle che hanno come protagonisti i parassiti in azione anche se gli fx invadono anche tutte le scene di raccordo essendo la mano del protagonista presente ed effettata per buona parte della metrica. Straordinario casting che imita con piglio maniacale i volti dell’origine cartacea che lascerà spazio nel secondo capitolo all’introduzione di altri nomi particolarmente rilevanti come quello di Asano Tadanobu. Raramente si è visto un blockbuster così violento e perturbante capace di alternare gocce di ironia e di mantenere anche l’apparato melodrammatico. In attesa del secondo capitolo, questo primo è promosso e si rivela come opera capace di sorprendere e di illuminare lo schermo grazie ad un’effettistica particolarmente innovativa e riuscita.

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