Pegasus

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Osservando negli anni il box office cinese, specie relativo al periodo del capodanno, possiamo notare come la commedia sia un genere presente e fondante.

A volte sofisticata (come quelle di Stephen Chow), a volte di basso livello (i Detective Chinatown, ad esempio) a volte nell’esatto mezzo (Break up Buddies, City of Rock…).

Ma tutta è accomunata da un fattore ormai costante; la produzione ricca e di altissimo livello.

Questo Pegasus, tra i maggiori incassi dell’anno e terzo durante il capodanno cinese (parliamo di una cifra pari a 230 milioni di euro), appartiene alla seconda categoria.

Di base sarebbe (e lo è) un film di bassissima entità. Ma è la sua confezione “mastodontica” a renderlo, almeno per il pubblico, un oggetto dalla forte attrattiva.

L’abuso di effetti digitali, spesso utilizzati senza nessuna reale esigenza narrativa diventano continuo vezzo e virtuosismo e sono così insistiti che prima o poi andranno comunque contestualizzati come nuova forma di linguaggio e non più come bruttura gratuita.

Un personaggio giovane a metà film dice al protagonista più adulto di lui, riferendosi alle corse automobilistiche “sai cosa sono cinque anni? E’ un periodo in cui la tecnologia si è evoluta tantissimo e ora possiamo fare cose che tu nemmeno puoi immaginare”. E il senso di questo cinema è tutto qui. Il cinema cinese si è evoluto in maniera macroscopica con un ritmo fin troppo accelerato rispetto alle reali esigenze e linguaggi ed ora sta tentando di inaugurare nuovi miti e formule grazie alla tecnologia più avanzata.

Tutta questa premessa ovviamente non va a pregiare un film esile e puerile, nuova regia di Han Han, “enfant prodige” dello sport e delle arti cinesi che con i suoi film (Jian Bing Man (2015) e Duckweed (2017)) si era sempre posizionato tra la top 20 e la top 10 del botteghino locale ma che questa volta ha fatto un ulteriore passo in avanti.

La storia di caduta e rivalsa è quella di un insopportabile pilota automobilistico (Shen Teng) che cerca di ritornare letteralmente in pista.

Commedia a livelli bassissimi, frenetiche sequenze automobilistiche, un po’ di azione e di scontri fisici, briciole di melodramma, regia impersonale e frammentaria. E il pubblico (locale) sembra apprezzare.

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