Pituitary Hunter

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Pituitary HunterE’ strano trovare difficoltà al giorno d’oggi a situare temporalmente un film così recente; ogni sito web o documento pubblica una data diversa, dall’assurdo e impossibile ipotizzato 1982 dell’”Hong Kong Movie Database”, fino al 1990 (dell’IMDB) o addirittura 1994 di altri siti web. Osservando alcuni elementi caratterizzanti però (il poster di Re-Animator nella cover originale (c’è da capire se solo nell’edizione DVD) e un pupazzo in scena ricavato dalla serie Sailor Moon) si può ipotizzare sia stato prodotto dopo il 1992.
Il fatto che tale film sia poi escluso da ogni filmografia di ogni attore presente complica ulteriormente le cose. Ci sarà qualche ulteriore “aka” internazionale?
Descritto talvolta (in quei rari luoghi in cui viene segnalato) come una versione hongkonghese di Re-Animator (appunto, di cui ruba parte del poster) di questo possiede solo alcuni riferimenti alla ghiandola pituitaria del titolo, soggetto forse ancora più analizzato nel gemello di Gordon, From Beyond.

Gente di ogni sesso ed estrazione sociale viene uccisa e la loro epifisi rimossa dal cranio. La polizia indaga. Chi sarà mai l’assassino? L’infermiera pazza amante del primario dell’ospedale che allinea cadaveri nell’obitorio e si rivolge a loro come fossero “vampiri saltellanti”? Il matto del villaggio che azzanna animali vivi? Un dottore senza licenza con figlia nana e vessata dai bambini? La ragazzina sfruttata come prostituta dal patrigno? O uno degli altri casi umani presenti in loco?

Metà film composto di gore e morbosità assortite lascia spazio ad una sezione melodrammatica di entità maggiore; il medico amante della calligrafia che si allena perennemente a scrivere con pennello e china il carattere che rappresenta “l’uomo”. Carattere lasciato col sangue su un muro dal mezzo uomo assassino, sul finale, prima della partenza dei titoli di coda. Il dramma di un padre che sfrutta un assassino per fare del bene, un poliziotto arrogante e incapace, omicidi brutali percossi da suoni e musiche cacofoniche e un tasso di disturbante perenne soffocato da stralci di porzioni urbane torride splendidamente utilizzate dal cinema di Hong Kong in quel bel ventennio che va dalla fine degli anni ’70 a metà dei ’90. Gli “omicidi del nano” di Argento (Nonhosonno) anni prima.
Ad una regia sapiente di Chan Ta, personaggio di cui si trovano ancor meno notizie, si affianca il lavoro di alcuni attori noti, Lau Kong (City on Fire, The Beast Stalker), in primis e la bella Ng Yee-Saan (Pretty Woman).
Un film disturbante e anomalo, un CATIII liberissimo come al solito, magari poco venato da derive pop e quindi più legato agli horror Shaw del decennio precedente, sporco, sanguigno e materico. Nulla di che gridare al miracolo ma un’alternativa più che valida alla ripetitività che spesso sferza il genere.

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