Poker King

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A Macao, mecca cinese dei giocatori d’azzardo, il gruppo di casinò Sun è guidato dal rampante, arrogante e sgargiante Uno Cheuk (Lau Ching Wan), tutto impegnato a farsi strada nel dorato mondo degli affari che gravita intorno alle sale da gioco. A guastargli la festa, un gruppo di casinò rivali capitanati dalla sfuggente Fong (Josie Ho), e il nostro Uno decide di alzare la posta con la mossa pubblicitaria di richiamare dal Canada il figlio ed erede del patron ormai scomparso dei casinò Sun: Jack Chang (Louis Koo). Jack è un nerd allo stadio terminale dedito al poker online e paga da subito lo scotto del poker “faccia a faccia”: in una sfida contro Uno all’ultima fiche perde tutto, ma tutto tutto, e si ritrova in strada; una bella strada certo, visto che Macao fa da stilosa cornice, ma pur sempre di esser sul lastrico si parla…
Un giorno Jack incontra, manco a dirlo al casinò, Smiley (Stephy Tang), una ragazza tanto carina e un po’ naif, la segue e la tampina, fino a convincerla a fargli da portafortuna al tavolo verde. Ed effettivamente le cose ai due piccioncini (naturalmente c’è del tenero tra loro) cominciano ad andare bene: la risalita di Jack è appena cominciata, quando all’orizzonte si profila un torneo di poker importantissimo, e Jack decide che sarà là che andrà a sfidare di nuovo Uno…

Finanziato da Stanley Ho, magnate del gioco d’azzardo locale, nonché proprietario del casinò più famoso di Macao il Lisboa, e patron della costruzione dell’edificio più alto dell’ex-colonia portoghese, la Macao Tower (entrambi sempre ben inquadrati nel film, ca va sans dire), Poker King è stato lanciato come il Rounders asiatico, e cioè il film in grado di far decollare il Texas Hold’em in Estremo Oriente; operazione commerciale, se riuscita o meno a noi non è dato sapere (intanto, Macao ha superato il volume d’affari di Las Vegas, tanto per gradire). A noi interessa il film. Ci interessa perché ci son dentro tante belle facce, dall’affiatato duo Louis Koo – Lau Ching-wan al bel faccino di Stephy Tang, fino alla rediviva (dopo i guai con la chetamina) Cherrie Ying, senza contare Jo Kuk, Josie Ho, Eddie Cheung e Wong You-nam, e ci interessa perché a lavorarci sopra sono le mani di Chan Hing-kai e Janet Chun, il dinamico duo di La Lingerie, con il primo già coinvolto in parecchie commedie gradevolissime con gli stessi Koo e Lau, tra cui spicca La Brassiere. Soprattutto, ci interessa perché Poker King marca il ritorno nei cinema di Hong Kong di uno dei generi più amati dal pubblico locale e dagli appassionati sparsi per il mondo: il cinema dei gamblers, quello che ha portato o contribuito alla ribalta di gente come Andy Lau, Chow Yun Fat, Stephen Chiau, Wong Jing, Jeff Lau, giusto per citare i primi che vengono in mente.

Effettivamente, Poker King rimette i piedi nel genere a furia di sfide a poker, tra l’epico e il divertito e giù fino allo spassoso (la scena al tavolo con Lam Suet e la rivincita di Louis Koo è da manuale), anche se a farla da padrona, soprattutto nella parte centrale della storia, sono i toni della commedia romantica, con l’intreccio estremamente puccioso (mi si passi il termine) tra Jack e Smiley e non solo, manco l’amore fosse quasi contagioso. Questo spariglia un po’ le carte del ritmo, ma alla fine non stanca più di tanto e lascia spazio all’approdo finale bello gonfio di sfide e voglie di rivalsa. Forse si dilunga troppo, ma guardando al contesto tutto hongkonghese in cui la vicenda romantico-gambleristica è immersa, non si può far troppo gli schizzinosi: ci sono i padri e i figli, i maestri e gli allievi, gli amici/rivali/nemici, la parabola del successo disegnata e misurata dal denaro, insomma un po’ dell’armamentario classico del cinema cantonese, che fa sempre piacere, oltre a garantire che anche nella commedia più disimpegnata, la banalità dei temi in gioco è spesso schivata con stile.
Ben recitato e divertente in più di un tratto, Poker King è un film molto piacevole che vale una visione, anche se i fan di Cherrie Ying (e da queste parti nessuno nega che uno dei motivi principali della visione sia stata la curiosità di rivederla in pista… no, che avete capito… non quella pista là, eh…) potrebbero rimanere delusi dalla sua parte secondaria e discretamente odiosa.

 

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