Postman Blues

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Postman BluesIl mio nome è Jo e faccio il killer. Per la verità il mio nome vero è un altro, Tsuneo, che significa “colui che possiede buon senso”.
Non posso dire di aver mantenuto le promesse che il mio nome racchiude, però un pò di coerenza l’ho avuta visto che fare il killer era il desiderio che avevo fin da bambino. Scrivo dall’ospedale ma non preoccupatevi, me la caverò.
E poi sono abituato agli ospedali…il killer più potente sulla faccia della terra mi c’ha portato più volte e continua a portarmici tuttora…è un killer spietato che vive all’interno del mio corpo e colpisce senza che te l’aspetti.
Ma non sono qui per parlare di me. Voglio parlare di un’ingiustizia. Poco fà hanno ucciso un mio amico. E’ stata la polizia. Tutti contro uno, anzi, contro tre. Tre uomini in bicicletta…uno ero io, ma sono rimasto “solo” ferito, l’altro era Noguchi, giovane yakuza con otto dita, anch’esso ferito nell’assurda sparatoria. E l’altro, beh, l’altro era Sawachi il postino. Il nemico pubblico numero 1 da poche ore a questa parte. Persona dalla doppia, tripla, quadrupla personalità: terrorista, maniaco omicida, rapinatore, spacciatore di droga. E postino. Incredibile vero?
Ed infatti non è vero ma questo è ciò che crede la polizia.
Difficile immaginare che è tutta colpa del caso, del fato, della sorte (in questo caso avversa).
Eppure lo stesso destino che ha portato Noguchi a diventare in poche ore il caprio espiatorio di tutta una serie di avvenimenti malavitosi avvenuti negli ultimi giorni, è lo stesso identico destino che ha fatto incontrare due anime perse e le ha fatte innamorare. Un postino che legge la posta altrui e Sayoko, una malata terminale di cancro. Strana coppia.
Oh, intendiamoci, anch’io sono innamorato. E se non volesse a tutti i costi essere anche lei una killer, la nostra storia potrebbe anche funzionare. Purtroppo è testarda, e non solo. Le manca il requisito fondamentale per diventare una brava professionista del crimine: il ritmo. E poi… ma torniamo a Sawachi e compagna.
Si erano dati appuntamento per questo pomeriggio nel luogo del loro primo incontro: l’ospedale.
Lui voleva prenderla e portarla via con se, come accade nei migliori film americani di ogni epoca…
Non c’è riuscito, l’hanno fermato prima. Colpito a morte, ingiustamente.
Nè io nè Noguchi dovevamo essere lì accanto a lui, a dire il vero. Ma il suo essere perseguitato senza ragione, additato come criminale e dato in pasto ai mass media solo per ipotesi poliziesche fondate sul niente, ha smosso i nostri animi (che credevate, anche i killer e gli yakuza hanno un’anima!) e ci siamo messi al suo fianco. E lui, inconsapevole di tutto ciò che gli accadeva intorno, prima si sorprese di vederci e poi venne sorpreso dai colpi sparati senza pietà sulla strada che lo portava all’ospedale.
Eppure, nel caos generale, mentre avevo addosso decine di poliziotti ed il mio sangue colava copioso sul cemento, mi parve di scorgere le sagome di Sawachi e Sayoko stretti per la mano, che s’incamminavano sereni verso l’orizzonte. Incredibile vero?

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