Pretty Woman

Voto dell'autore: 3/5
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Pretty WomanSe avete una donna di cui sbarazzarvi o una partner che vi impone sempre qualche video con Julia Roberts, questo è il film che fa per voi. Inseritelo nel lettore e la storia muterà drasticamente. Idem per ragazze che vogliono sorprendere il proprio partner. Comunque sia, preparate il vostro avversario a QUEL Pretty Woman, e poi inserite QUESTO Pretty Woman. Il film, diciamolo subito, contiene tutti gli stereotipi del cinema che piace ai maschietti. Sesso, azione, sparatorie, donnine nude, battutacce. Degno rappresentate dei Cat III, quella classificazione tutta hongkonghese che serve a delimitare i film che abbondano di sesso, violenza, argomenti e generi estremi altri o oggetti volanti non identificati (ma non solo [ma non sempre] ). Solitamente garanzia di delirio semplice e puro, follia, azione spruzzata di sesso innocuo, qualche getto di sangue e qualche innesto di buone sequenze action. Questo film è tutto questo. Partendo pretestuosamente dal “vero” Pretty Woman il film unisce un inizio da rape movie, commedia scollacciata di ambientazione da ufficio, action balistico, un pizzico di arti marziali e un pò di romanticismo.

Un impiegato è attratto da una sua collega e una notte trovatala sola decide di stuprarla ma ne causa involontariamente la morte. Fatto sparire il cadavere utilizza una prostituta di aspetto simile alla vittima, per portare una lettera di dimissioni al boss e motivare così la scomparsa improvvisa della donna. La prostituta però si innamora del figlio del capo, un ragazzo che la notte precedente l’aveva salvata da un tentativo di stupro a colpi di arti marziali. Su questo pretesto si innesta una storia che comprende equivoci e sequenze di pura commedia, comprendente anche una scena di orgia totale all’interno dell’ufficio, frammenti di action balistico e dinamitardo abbastanza elevati (e la conta dei morti si innalza rapidamente) e sequenze di sesso devastate da improvvisi inserti sonori inadeguati che appaiono ad ogni approccio fisico (altro che la “the general’s theme” ad ogni apparizione di Wong Fei-hung). Nonostante il look troppo anni ’80 (anche se il film non è degli anni ’80) e qualche ingenuità tipica del prodotto, il film si avvia rapido verso il finale, fino a giungere alla “famosa” sequenza di auto masturbazione nella vasca, della durata di ben 10 minuti (praticamente in tempo reale).

C’è da dire che il film sembra l’assioma del non spazio e della non presenza umana. Se alla folla vociante che riempie l’ufficio si riflette quella che affolla il night club dove lavora la protagonista, al contempo, appena una coppia si lascia andare ad un rapporto completo, il luogo teatro del gesto si svuota immediatamente di presenza umana lasciando soli, quasi con discrezione i due performer, sia che si trovino in una palestra,che in un ufficio, che in una sala da tennis.
Ultima osservazione il cast, tutt’altro che composto da sconosciuti visto il genere. Come ha già dimostrato ampiamente il premio al miglior attore ad Anthony Wong per il terribile CatIII Untold Story, i bravi attori non hanno paura di avventurarsi in generi scomodi e fondati sui pregiudizi, segno di una straordinaria libertà e modernità etica del cinema di Hong Kong.
Le luci logicamente sono puntate sulla  giovane protagonista, Veronica Yip, all’epoca alle prese con film pruriginosi, un grande Alex Fong, un viscido Charlie Cho e un insospettabile Wu Ma.
Una delle tante facce del Cat III, dignitoso (più di altri), a tratti ben diretto, divertente e meno sessualmente scandaloso di quanto vorrebbe far credere.

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