Princess Iron Fan

Voto dell'autore: 3/5
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Princess Iron FanSecondo capitolo di una saga in quattro episodi prodotti dagli Shaw Brothers e tratti dal libro Viaggio in Occidente / Lo Scimmiotto, prosegue coerente le orme del primo episodio. La prima parte focalizzata sul personaggio della principessa Iron Fan è leggermente superiore e fine, mentre la seconda (il film è idealmente e perfettamente sezionato in due zone narrative) ha le stesse pecche carnescialesche di The Monkey Goes West. Come bonus troviamo una leggera spolverata in più di violenza (alcune uccisioni, del sangue, e una donna uccisa che muta goffamente in scheletro) anche se inoffensiva e un mezzo nudo posteriore. La cura dei set è la medesima, simile l’apporto fotografico e vagamente più puliti gli effetti ottici anche se leggermente più antiquati rispetto ad un corrispettivo Giapponese per fare un esempio (nello stesso anno nel Sol Levante usciva Daimajin).

Il gruppo in viaggio verso l’India per recuperare dei sacri testi buddhisti si trova davanti uno spettacolo di morte e desolazione causata da un vulcano attivo. Per spegnerlo hanno bisogno del potentissimo ventaglio della principessa Iron Fan, oggetto dotato del potere di scatenare uragani. Dopo nutriti numeri comici (tra cui, il migliore è quello in cui lo Scimmiotto in miniatura penetra nello stomaco della principessa e le procura dolori indicibili) è la volta di prendere la forma dell’uomo della ragazza con tutti gli ovvi fraintendimenti del caso.
Una volta raggiunto il successo dell’operazione (tramite un puro deus ex machina, ovvero l’intervento personale di alcune divinità)  è di nuovo caccia alle carni del monaco, la messa in piedi di tutti i trucchi per ottenerla e le contromosse di Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso per salvarlo. Proprio come nel primo capitolo.

Stesso cast confermato con l’aggiunta di due starlette del periodo, una giovanissima Cheng Pei Pei (La Tigre e il Dragone), Pat Ting Hung nel ruolo della principessa e Lili Ho Li-Li. Di lì a poco sarebbero arrivati gli altri due capitoli, The Cave of the Silken Web (1967) e The Land of Many Perfumes (1968). I film sono simili, fondamentali, suggestivi, opere tecnicamente di passaggio all’interno di una cinematografia in movimento, seppur prescindibili, pietre fondamentali in un’ipotetica storia del fantasy mondiale.

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