Project Gutenberg

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Il cinema “cantonese” può ancora, quando fatto in un certo modo, essere competitivo, vitale e confrontarsi adeguatamente con il mercato mandarino. Con i suoi 160 milioni di euro di incasso in Cina (più di Mission: Impossible – Fallout e di Ant-Man and the Wasp, per citare due titoli) Project Gutenberg si è classificato tredicesimo al botteghino del 2018. Certo, per farlo ha dovuto giocarsi la carta di uno degli attori più quotati (e pagati) dell’Asia ovvero nientemeno che Chow Yun-fat addirittura nel ruolo di una sorta di sanguinario villain.

Per il resto è il classico progetto di Felix Chong; un film elegante di gangster, sulla falsariga di quelli di To ma senza le invenzioni d’autore e distantissimo da quel cinema del passato di Hong Kong che conosciamo tutti. E’ un figlio lontano ma diretto degli Infernal Affairs (scritti proprio da Felix Chong), titoli che andavano a cercare una nuova strada funzionale all’interno del cinema dell’ex colonia, con un discreto successo.

La formula è stata poi confermata nei suoi tre Overheard fino a questo Project Gutenberg storia di un abile pittore (Aaron Kwok) che decide di lavorare per un potentissimo e sanguinario falsificatore di valuta internazionale (Chow Yun-fat).

Ne esce un film sferzato da una sceneggiatura articolatissima che salta avanti e indietro nel tempo, che coglie ispirazioni da certo cinema americano dei ’90 (viene subito in mente I Soliti Sospetti come Fight Club) e li sprofonda in un classico film triadoso di Hong Kong.

Seppur non sempre convincente il film funziona e arriva di tanto in tanto a regalare anche delle inusuali trovate di regia, mentre per un attimo si lascia anche andare alla nostalgia armando Chow Yun-fat di tutto punto e lasciandolo abbandonarsi ad un febbrile “heroic bloodshed” dinamitardo nel triangolo d’oro.

Forse fin troppo strutturato e corale, Project Gutenberg mostra però un regista (e sceneggiatore) di polso e ottimo fautore di un funzionante cinema medio di qualità. Un pizzico di personalità in più alla regia e il suo cinema potrebbe sicuramente guadagnare in spessore e coinvolgimento.

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