R-Point

Voto dell'autore: 4/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,25/5: 4 voti]

R-PointNon sempre le cose sono come sembrano ad una prima impressione. E non sempre i film prendono la direzione che sembrerebbe essere la più consona considerate le premesse. In R-Point l’ambientazione vietnamita dei primi anni ’70 in cui viene calata una truppa coreana cela misteri inizialmente inimmaginabili, da ricondurre all’ambito del soprannaturale, piuttosto che a quello più consuetamente bellico. In tal modo, quella che doveva essere una missione di recupero di una unità scomparsa si trasforma in un’esperienza terrificante, completa di fantasmi e di mansion maledetta.

L’esordio alla regia di Gong Su-Chang (già sceneggiatore di Tell Me Something e Ring Virus) rientra in quella categoria di film horror che scavalca il genere e lo manipola come facciata per nascondere un messaggio più profondo. Autosuggestione, allucinazioni, depressione e sensi di colpa possono facilmente sostituirsi all’elemento ectoplasmico come chiave interpretativa, quando sono i morti – viventi o meno – a chiamare via radio e a gridare vendetta, a trattenere nel loro limbo chi si fosse macchiato le mani col sangue, a tormentare la coscienza dei soldati.
Inoltre il modo in cui sono presentati questi ultimi e le loro azioni-reazioni, caratterizza significativamente la visione pessimistica del mondo militare e della guerra, ambienti malsani in cui gli individui sono svuotati dei propri valori e utilizzati come corpi da mandare al macello. Più o meno il modo in cui lo Stato sudcoreano ha inviato nel Vietnam le proprie truppe, partecipando al conflitto in qualità di alletao (o meglio, di colonia) della potente macchina bellica statunitense.

Un altro tema importante è quello della violenza, un demone che si impossessa di un uomo apparentemente normale e ne fa un automa da combattimento. È proprio da questa violenza che i protagonisti del film devono cercare di fuggire, dalla logica spietata e disumana che invece li cattura e li costringe a rimanere invischiati in una zona ai confini della realtà. Nel Punto-R il rendez-vous, il ritorno a casa o la risoluzione dell’enigma rimarranno costantemente un miraggio, una promessa incombente su tutti gli elementi della squadra che, puntualmente, verrà disattesa. Il senso di sospensione e di reclusione forzata è garantito dalla presenza di un recinto immaginario (e occasionalmente tangibile) entro il quale i protagonisti sono confinati, ed è un elemento di forza del film, la chiave per godere appieno dei meccanismi orrorifici della vicenda. Gli attori sono decisamente ottimi, soprattutto nell’esprimere il terrore della situazione in cui sono finiti loro malgrado, e si rivelano ampiamente efficaci nel caratterizzare i propri personaggi ognuno con le proprie abitudini e idiosincrasie. Il comandante della missione, un preoccupato Kam Woo-seong (Marriage is a Crazy Thing, Spider Forest), svuotato di tutte le proprie sicurezze, è il coordinatore di una situazione che sfugge sempre più di mano, precipitando tutti nello sconforto e nel terrore più assoluti. Girato e costruito in modo eccellente, R-Point può vantare, come valore aggiunto, un’ambientazione naturalmente suggestiva (il film è girato in Cambogia), una villa diroccata che è una delizia per gli occhi e una fotografia magistrale che esalta i contrasti e gioca con le ombre e con i colori slavati e uniformi delle notti, dei campi e delle foreste, pareggiando i conti con una tensione scostante e una avarizia di dettagli sul passato dei personaggi e dei luoghi.

Materiale promozionale e locandine:

CONDIVIDI: