Wolf Warrior 2

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Wolf Warrior 2 è il caso cinematografico dell’anno che si va ad affiancare a quello già eclatante di Baahubali 2 di cui abbiamo già scritto esaustivamente. L’essere il maggiore incasso della storia del cinema cinese non sorprende visti i continui record che di anno in anno illuminano gli incassi ai botteghini; ma stavolta il livello di incremento è vistosamente macroscopico, si parla quasi di un raddoppio annuale per il primo posto del box office. Wolf Warrior 2 ha incassato circa 870 milioni di dollari (i più, racimolati solo in patria), ovvero 300 milioni in più del The Mermaid dell’anno precedente e quasi il triplo de Il Regno di Wuba (Monster Hunt) di due anni fa. Il che lo ha portato a metà della top 100 di ogni incasso internazionale della storia, intorno al cinquantacinquesimo posto subito dopo The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring, incassando più -per fare un esempio- di Wonder Woman, di Inception, de I Guardiani della Galassia 2, di Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith e Transformers: Revenge of the Fallen.

E questo successo è macroscopica sorpresa, visto che il primo film era oggetto di pessima resa qualitativa. Evidentemente un budget più robusto e la fiducia della produzione hanno permesso a Wu Jing regista (e genio delle arti marziali) di imbastire anche sequenze ben più articolate, sia nel concept e negli eccessi tematici, che nella messa in scena virtuosistica e complessa.

Perché la regia rozza e grossolana del primo non si è evoluta di un centimetro ma è stata semplicemente messa al servizio di un progetto ben più ambizioso ed eccessivo. Tant’è che la prima metà del film, la migliore, avanza per scene madri tutte di livello oltre la media.

Il film inizia con un lungo (falso) piano sequenza di 5 minuti con la macchina da presa che vola, si tuffa in acqua, sale su una nave, insegue proiettili per centinaia di metri e si muove sinuosa durante una straordinaria sequenza subacquea di azione e arti marziali. Prosegue poi lungo la via di un paese rasa al suolo da fazioni che si sparano addosso con i bazooka, inclusiva di una strage monumentale di civili, un autobus affollato fatto deflagrare e proiettili che sfrecciano da ogni parte. E si va avanti lungo i vicoli di una baraccopoli percorsa furiosamente da mezzi blindati e moto che corrono sui tetti con prevedibili risultati devastanti.

Wu Jing non è l’ultimo arrivato; con circa trenta (ad oggi) film alle spalle come attore e tre regie ha lavorato con alcuni dei più rilevanti registi cinesi, da Tsui Hark passando per Wilson Yip, Soi Cheang, Benny Chan e Jeff Lau. Ha collaborato con molti coreografi raffinati ed è uno dei più rilevanti attori marziali sulla piazza. Se quindi in Wolf Warrior II decide di approcciarsi all’azione in questo modo brutale e privo di ogni grazia deve esserci dietro una scelta ben consapevole.

Wolf Warrior II non ha nulla dell’eleganza e “levità” patinata di un film per certi versi vicino come Operation Mekong. E’ un titolo grossolano e di impatto che punta all’accumulo ammassando una insensata e continua macelleria funerea di civili fatti a pezzi e di sequenze sempre più distruttive e deflagranti. Tutto avanza apparentemente a caso e senza senso, alternando senza soluzione di continuità azione, violenza estrema, melodramma e tocchi di ironia. Si, infatti, esattamente gli ingredienti del cinema bellico di Hong Kong degli anni ’80 che ammiccava a quello statunitense del periodo. E qui arriviamo alla perenne solfa sul cinema di propaganda che, anche questa volta, è stato tirato in ballo. L’unica cosa a stonare nello spettatore è che certi stili, visioni e immaginari per una volta siano in un film cinese. Fattori fondanti e basilari dell’intero cinema hollywoodiano. Si giunge quindi al paradosso che non solo su un film del genere in Italia non si sia letta una riga ma come gli stessi elementi del “nostro” cinema, se riproposti in quello di un’altra nazione, automaticamente siano sufficienti a mutarlo in un prodotto di propaganda. E questo dovrebbe far pensare. Forse.

Wolf Warrior II è invece un film patriottico, quello si, un film con bandiere cinesi, con un esercito palese ed efficiente e un eroe locale totalmente sopra le righe; ogni suo ingresso è un ingresso ad effetto degno dei cinecomics dei supereroi, e la storia è mediamente radicata su quella contemporanea; narrate infatti sono le vicende di alcuni gruppi rivoltosi in Africa, proprio nelle zone in cui la Cina sta facendo affari, dislocando lavoro e costruendo infrastrutture in mezzo al nulla. Ovviamente questi gruppi rivoltosi sono armati e supportati da interventi esterni occidentali rappresentati da un gruppo di mercenari di varia estrazione e nazionalità.

Ma il tutto è così eccessivo e fuori da ogni binario verosimile da sfiorare e raggiungere il grottesco e il folle, in una sorta di Transformers con esseri umani al posto dei robot.

Più che per l’eroe cinese senza macchia (e il protagonista, nei suoi atteggiamenti da violento esecutore e giustiziere, di macchie ne ha, eccome) probabilmente il film è andato “semplicemente” ad occupare un posto vuoto all’interno del cinema locale. Un posto che fa progredire al rialzo l’asticella della censura sul tema della violenza, a tratti assolutamente gratuita, e che abbandona una volta tanto tutti gli eccessivi barocchismi del cinema ricco locale. Ed in questo Wolf Warrior II è forse il film più veracemente cinese dell’anno, un oggetto seppur cinematograficamente discutibile ma che uno spettatore locale può trovare più vicino alla propria sensibilità e cultura visiva.

Wolf Warrior II è l’ennesimo film cinese che decide di confrontarsi ad armi pari e esplicitamente con il cinema americano, con gli stessi mezzi, stili, immaginari (e ormai incassi). Anche la qualità cinematografica intrinseca è praticamente la stessa. E’ un enorme e innegabile opera di intrattenimento priva di qualsivoglia rigore e classe, che ha un suo pubblico evidente ma che ovviamente può lasciare tiepido uno spettatore più esigente.

Rimaniamo in attesa degli sviluppi che questo record epocale significherà per il cinema locale aspettando il terzo capitolo già annunciato durante i titoli di coda, ovviamente.

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