Red Secret Room

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Red Secret RoomL’Iliade di Daisuke Yamanouchi, il suo secondo film, il suo biglietto da visita.
Prima parte di un dittico, Red Secret Room è una sorta di visione distorta de “Il Grande Fratello” televisivo secondo il regista. Una stanza rossa tappezzata di teli di nylon. Un tavolo e quattro sedie da un lato, una grossa gabbia dall’altro. Quattro carte da gioco sopra il tavolo, una grossa scatola nella gabbia. Quattro persone chiuse nella casa del grande macello, pronte a partecipare a questo straordinario gioco continuamente videosorvegliate e riprese da telecamere a circuito chiuso. C’è la ragazzina moretta cinica e vissuta, figura rappresentante gli estremi sessuali. C’è la ragazzina biondina, la tipica “come-ci-sono-capitata-io-qui”, imbarazzata ma classico cane di paglia pronto allo sbrocco barocco. C’è l’uomo impacciato e represso pronto a lasciarsi coinvolgere in perversioni più grandi di lui. E c’è la signora incazzosa e antipatica sicura di sé. Ci si siede al tavolo e si pesca una carta a testa. Dietro ogni carta c’è un simbolo o un numero; una corona e i numeri da uno a tre. Chi pesca la corona è il giudice di gara, colui che regge il gioco nella partita successiva. Il giudice sceglie due persone tra i tre esclusi e li infila nella gabbia, ordina chi deve essere vittima e carnefice e cronometra scandendo il tempo rimasto affinché il carnefice possa fare ciò che è stato scelto alla vittima. La quarta persona è spettatore passivo. Almeno finché non esce di gara un concorrente, cosa che accadrà in un battibaleno (da quel momento è rimosso lo spettatore passivo e successivamente l’arbitro esterno). Scaduto il tempo si pescano di nuovo le carte e ci si rimette in gioco, essendo succubi di tutto un atroce meccanismo di rivalsa/vendetta tra vittime e carnefici che vogliono rifarsi della precedente umiliazione subita. Vince l’unica persona rimasta in piedi. Si, perchè se la prima prova è un semplice e lungo (e molto umido) bacio tra le due ragazzine si fa presto a lasciarsi prendere la mano e a lasciare emergere il peggio dell’essere umano. E nel cinema di Daisuke Yamanouchi se una cosa può andare male, state sicuri che andrà peggio e il peggio è sempre la più fantasiosa e terribile perversione fisica e sessuale.
Dopo il bacio tra le due, l’uomo lega la moretta ad una sedia a rotelle e la fa girare su sé stessa per tutta la durata del match, salvo poi beccarsi in faccia un geyser di vomito. Tocca poi di nuovo alle due ragazzine, ma ben presto scopriamo che la moretta è in realtà un moretto ben dotata/o di un attributo da super dotata/o che prontamente utilizza per urinare in bocca all’”amica”. La scatola. Nella gabbia c’è una scatola. Dentro ci sono numerosi oggetti, che i carnefici possono utilizzare addosso alle vittime. Nulla di letale, solo materiali tipo cavi, nastro adesivo, un cacciavite, una lampadina, un asciugacapelli. Tutte le perversioni che possono essere evocate dal solo nome di questi oggetti verranno messe in atto. La signora piazza per tutta la durata prestabilita, l’asciugacapelli (acceso) in bocca all’uomo(con una molletta da bucato sul naso). Nella prova successiva lui la schiaffeggia, la prende a pugni e infine la stupra. Poi tocca all’uomo e alla biondina, e lui prontamente prima la masturba con il cacciavite e poi con la lampadina, ma preso dalla foga la sgretola dentro di lei. Il film continua su questi livelli fino ad un finale e ad un match postumo in cui una concorrente prima di morire (aveva pescato la carta con la corona, quindi quella del giudice) obbliga l’unica sopravvissuta ad un’ultima prova, abusare di lei sessualmente post mortem.
Al secondo film Yamanouchi mostra una regia solida e matura, migliore per esempio di quella di film successivi come Kyoko vs Yuki. Fluida, controllata, con un senso del ritmo e dei tempi filmici che fanno sì che il film non annoi nemmeno un momento anzi riesca ad essere realmente coinvolgente.
Gli estremi sono di nuovo venati dalla sua classica ironia e gli effetti ben montati e integrati. Siamo di nuovo (e non smetterò mai di ripeterlo) lontani dalle parti della fascinazione da abuso fisico-sessuale. Il film alla fine è fantastico, esula da un approccio realistico e si attiene su soglie da stupore e incredulità un pò come ad una visione di un wuxia. C’è della sensualità ma è l’ironia a dominare lasciando lo spettatore in fremente attesa nel desiderio di scoprire chi sarà il prossimo a lasciare la stanza rossa.
Comunque ci teniamo a sottolineare come alla seconda prova Yamanouchi sia già sicuro di sé, supportato oltretutto da una buona fotografia e da attori capaci e credibili (tutte cose purtroppo assenti nel comunque divertente Kyoko vs Yuki, ad esempio).

Bisogna anche sottolineare che comunque è un film estremo, non adatto ai deboli di cuore e di stomaco, fatto praticamente di eccessi fisici e sessuali, ma a differenza del senso di malessere consapevole che può lasciare un Muzan-E, qui è l’ironia alla fine a dominare. Se siete pronti a sopportare sangue, sesso, necrofilia, e perversioni del genere il film si può vedere.

Un Grande Fratello ibridato con i Sims dopo un corto circuito di proporzioni bibliche.

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