Return of the Demon

Voto dell'autore: 3/5
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returnofthedemonSembra un film di Wong Jing questa horror comedy rimasta sugli schermi di Hong Kong, come molti altri film, appena una settimana. Stessa idea di cinema del regista/imprenditore, stessa visione delle cose tipica del cinema locale di quel periodo.

Un mago nero viene risvegliato e per fermarlo si attiva uno stregone buono. Lo scontro finale sarà ovviamente a fine film. Nel mezzo la sceneggiatura sembra scordarsi della linea madre seguendo le vicissitudini di tre cacciatori di tesori e del mago buono accompagnato dal suo assistente; zombie (non vampiri saltellanti), fantasmesse sexy e rancorose, degustazioni di urina (tipiche anche queste, a dire il vero), un po’ di azione e di coreografie marziali, un paio di estenuanti sequenze surreali e visionarie, una sorta di licantropo, e un po’ di effetti di alterna riuscita.

Un film minore, come molti, ma che continua a riflettere la vitalità e inventiva di quegli anni, dove nel nulla emergevano idee, stimoli, risate frammiste a dramma, violenza alternata a demenza nel segno di un’assoluta libertà stilistica. Altro elemento tipico, il finale vistosamente locale, in cui nel secondo stesso in cui il villain di turno muore, partono i titoli di coda dimenticandosi del tutto di raccontarci che fine fanno i vari protagonisti feriti, mutilati e sfiancati dall’ultimo duello.
A confermare le somiglianze con la “poetica” di Wong Jing è il cast all star con presenza di Chan Pak Cheung, l’eterno personaggio di Lolanto nei film del produttore di Naked Killer.
Tra gli altri visi noti notiamo Dick Wei nei panni dello stregone nero e Charlie Cho Cha Lei in quelli di quello bianco, Wu Ma (Storia di Fantasmi Cinesi) in un breve ruolo, Shing Fui On e la deliziosa Emily Chu Bao Yee.
Il regista Wong Ying, ha dato il meglio di sé nell’arco della propria carriera nel campo della stesura di soggetti (The Sword, Mr. Vampire), sceneggiature (Swordsman, Encounter of the Spooky Kind) e numerosi romanzi da cui sono stati tratti diversi film.
Tre action directors garantiscono un buon utilizzo del wirework e delle coreografie, anonime ma sicuramente funzionali. Sicuramente un film minore e per completisti, o per aspiranti esploratori del cinema più vitale e libero del mondo.

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