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ROAD
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Il regista Bae Chang-ho, attivo fin dal
1982, è molto conosciuto in patria e i
suoi lavori molto apprezzati (nella foto:
a Udine durante il Far East Film Festival 7.
Qui
l'intervista esclusiva realizzata
da Asian Feast nella stessa occasione.)

di Bae Chang-go, Corea del Sud, 2004

Titolo originale: Gil
Cast: Bae Chang-ho (Tae-suk), Kang Ki-hwa (Shin-young), (Duk-soo)
Sceneggiatura: Bae Chang-ho
Fotografia: Cho Nam-hyuk
Colore: Lee Gyu-min
 Musica: Lee Seong-jae, Lee Seong-woo
Montaggio: Lee Eun-su
Produttori: Lee Gyu-min, Kang Chung-gu
98' - colore

Ambientata negli anni '70 (e '50) di una Corea povera e periferica, la trama è costruita alternando sapientemente il presente - l'incontro fra il fabbro "ambulante" Tae-suk e una misteriosa ragazza - e numerosi flashback che pian piano completano il quadro di un passato struggente e sfortunato in cui a Tae-suk è toccata la parte della vittima.

A fronte di una situazione attuale in cui egli è un vagabondo senza radici e senza legami, il passato ce lo rivela invece sposato e con un amico-collega a cui è molto attaccato. I loro caratteri, però, sono agli antipodi: il secondo ambizioso, egocentrico e alla ricerca di un riscatto dalla povertà, il primo generoso e soddisfatto della sua umile vita, ma purtroppo, paradossalmente, proprio per questo punito per la sua ingenuità e magnanimità.

Si potrebbe osservare che non è certo una tematica che brilli per originalità (e la prevedibilità della trama è un altro non lieve difetto di Road), tuttavia il modo delicato e tenero con cui è presentato in modo contrastante il burbero e severo personaggio principale - molto dignitosamente interpretato dal regista stesso - eleva il film e coinvolge nella storia. Capace di gesti incondizionati a favore del prossimo, anche a proprio discapito, e sempre pronto a perdonare e a prendersi cura degli altri, Tae-suk è l'affermazione vivente dell'affetto e della comprensione che vanno oltre i beni materiali.

L'ottima fotografia, oltre che scrupolosamente attenta alla composizione dell'inquadratura, sottolinea i flashback con delle dominanze rossastre o giallognole, contribuendo alla creazione di una certa sensazione di claustrofobica predestinazione. La musica, invece, ariosa e rilassata è perfetta nel commentare i bei panorami della provincia rurale coreana e le intense e drammatiche vicende del film.

Per quanto la scelta finale di Tae-suk sia imperscrutabile e apparentemente dissennata dal punto di vista della nostra cultura occidentale, forse è in linea con il suo comportamento schivo e orgoglioso e scaturisce dall'incapacità di scendere a patti con l'errore più grande della sua vita.

Road è un piccolo, grandissimo film che, con la sua disperata disillusione e il sorriso bonariamente comprensivo del regista-attore aiuta a riconciliarsi temporaneamente col mondo e suggerisce di cercare la felicità dove nessuno ce la potrà mai portare via: dentro di noi stessi. 

A cura di Mark 3




 

 
 
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