Rough Cut

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Rough CutSu-ta è un attore famoso, solitamente interprete principale di gangster movies, ed è dotato di un pessimo carattere. In particolare alcuni episodi di violenza ai danni dei suoi antagonisti sul set a causa delle sue intemperanze hanno fatto sì che nessun altro voglia lavorare al suo fianco per la realizzazione di un film in lavorazione. Gang-pae è un gangster appassionato di cinema, che vive in un mondo duro fatto di sangue e violenza, ma ha come sogno nel cassetto quello di recitare. Quando le vite dei due personaggi si incrociano in maniera casuale, Su-ta propone a Gang-pae di recitare al suo fianco ed il gangster accetta, ponendo però una condizione particolare: tutti gli scontri fisici all’interno del film dovranno essere reali ed anche il finale, che prevederebbe il trionfo del personaggio di Su-ta, potrebbe subire un brusco cambiamento qualora l’attore non fosse in grado di tenergli testa nel duello decisivo.

Rough Cut è la prima esperienza alla regia di Jang Hun, già aiuto regista del celebre Kim Ki-duk, il quale partecipa al film nel ruolo di produttore e sceneggiatore principale. Sicuramente nel valutare il film bisogna tenere conto dell’acerbità del regista, cui vanno almeno due grossi meriti: proporre qualcosa di assolutamente differente da qualsiasi produzione precedente del proprio mentore e dimostrare un’ottima perizia tecnica, che conferisce al lavoro uno stile ricercato e piacevole, ma non eccessivamente barocco. E’ da sottolineare inoltre come il risvolto meta-cinematografico, facilmente prevedibile a partire dalla sinossi, sia trattato con cura, proponendo dei momenti davvero interessanti ed intriganti, pur senza osare troppo nell’approfondimento della questione.

Purtroppo nel lavoro di Jang Hun i difetti sono rilevanti almeno quanto i pregi: tolte le sequenze di livello più alto summenzionate e dopo una premessa di ottima fattura, il film soffre di troppi momenti stagnanti e piatti, dove la trama si trascina lentamente in modo non troppo entusiasmante, andando ad impantanarsi in una serie di sotto-trame non sempre accuratamente approfondite e scarsamente interessanti. A pesare ulteriormente sulla riuscita del prodotto è inoltre un’eccessiva mancanza di realismo: alcune situazioni sono quantomeno improbabili, fra cui la completa assenza di interventi delle forze dell’ordine in momenti in cui questi sarebbero assolutamente naturali e giustificati; inoltre, vista la quantità di violenza negli scontri corpo a corpo che il film propone, sarebbe lecito attendersi un maggiore logorio fisico dei personaggi principali, che vengono malmenati brutalmente in diverse circostanze e se la cavano sempre con al più qualche graffio alla faccia.

A sollevare parzialmente le sorti del film contribuisce però una prestazione davvero eccellente dei due attori principali: Kang Ji-Hwan nei panni di Soo-ta è davvero disprezzabile, offrendo una valida interpretazione di un attore viziato e collerico, mentre il vero tributo va dato a So-Jiseob, che si trova perfettamente a suo agio nel ruolo del gangster e fornisce una credibilità ed una minacciosità incredibili al proprio personaggio. Anche Ko Chang-Seok caratterizza il regista Bong in modo opportuno, rendendo piacevole e riuscito un personaggio secondario, mentre la bella Hong Su-Hyeon risulta più gradevole alla vista che coinvolta nella parte.

Tirando le somme, Rough Cut è un film che si fa guardare e che propone degli spunti interessanti a livello del tema principale, che è quello del meta-cinema; purtroppo alcune scelte discutibili nella sceneggiatura, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle sotto-trame, incidono notevolmente sulla qualità del prodotto. In ogni caso un elemento che sarà decisivo per l’opinione dello spettatore sarà il finale: esso è sicuramente girato con cura, ma risulta forse troppo aderente a quanto siamo già stati abituati a vedere in altre produzioni, senza contare una leggera lacuna dal punto di vista del coinvolgimento emotivo.

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