Round About Midnight

Voto dell'autore: 4/5
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Round About Midnight di Wada MakotoLe note dello standard jazz di Thelonious Monk Round Midnight introducono alla notte e ai neon nei quali tutta l’opera di Wada Makoto è immersa. Dalla prima all’ultima inquadratura, infatti, Round About Midnight non esce mai dal buio fitto di mistero e dalle luci sensuali che popolano Ginza, distretto di Tokyo. Bravissimo Wada nel restituire tutta la carica noir che un’impostazione del genere può donare alla vicenda raccontata. I suoi movimenti di camera sono lenti e dolci almeno quanto le note della splendida colonna sonora, e in più di un’occasione il film rivela un’attenzione per la fotografia che risalta le luci e il loro contrasto con i corpi. A fronte di un intreccio semplice, lineare e anche un po’ scontato nello sviluppo, la regia dimostra la giusta dose di mestiere per tenere unito il tutto.

Koji è un musicista jazz dedito alla tromba e leader del gruppo con cui suona. Durante una pausa tra un set e l’altro, in cui viene avvisato che uno dei suoi musicisti preferiti sta per venire a sentirlo suonare, un omicidio avviene nei pressi del locale. Linda assiste a quanto accade e, in fuga dai criminali, finisce per scontrarsi con Koji e chiedergli aiuto. In fuga, i due se la devono vedere anche con la polizia che erroneamente li ritiene colpevoli di quanto è successo. Senza contare che Koji deve tornare al locale dove stava suonando in tempo per concludere la serata e possibilmente incontrare il suo mito.

Wada si concede di introdurre Koji allo spettatore attraverso la musica che il suo protagonista suona. Dal già citato Round Midnight di Monk, il gruppo passa a So What di Miles Davis, presentato a velocità sostenuta, un omaggio alla versione che Davis proponeva dal vivo del suo classico. Inoltre, So What diviene nel corso del film un’espressione di Koji, come a reiterare le radici culturali del giovane jazzista. L’atmosfera ricreata nel locale di Ginza ricorda il Bird di Eastwood o il Round Midnight di Tavernier, ma è trasportata in Giappone dove il pubblico ascolta assorto e pacato l’esibizione invece di far rumore e chiacchierare ad alta voce. L’omicidio che avviene all’esterno è un normale regolamento di conti come tanti se ne vedono in polizieschi e noir da ogni dove, ma Wada non tira troppo per le lunghe la sequenza e si concentra piuttosto sulla fuga di Linda dai gangster. È però con l’incontro fra lei e Koji che finalmente si assesta quello che è l’umore generale di tutta la pellicola. Se a prima vista i toni potevano sembrare cupi, complici l’ambiente e lo spargimento di sangue, l’alchimia che nasce e si sviluppa tra Koji e Linda porta Round About Midnight verso qualcosa di più leggero. Tenendo conto che il film tratta tutto quanto succede in una sola notte, e più precisamente nell’arco un paio d’ore, è interessante notare come la corsa dei protagonisti acquisti lentamente il sapore di una dolce amicizia per scivolare in un romanticismo delizioso e mai invadente. Wada inserisce qui e là un pizzico di umorismo per stemperare la tensione dell’inseguimento, ma di fatto è quanto si instaura tra Koji e Linda a portare avanti gli eventi. In particolare è degno di nota l’episodio sul retro del camion, in cui ad un Wada molto ispirato basta l’ancia della tromba di Koji per comunicare quanto si sta ispessendo il rapporto fra i due personaggi. Una menzione doverosa spetta al jazz vero e proprio, indiscutibile protagonista. Non solo per quanto riguarda la colonna sonora, ma i riferimenti qui e là si sprecano, e sembra quasi che sia il jazz a guidare i movimenti di macchina e il montaggio di Round About Midnight. Scelta azzeccatissima che dona un’eleganza non indifferente al film.

Round About Midnight è un lavoro capace di coinvolgere e appassionare sinceramente. Una certa dimestichezza con il jazz può aiutare meglio a coglierne le tante sfumature, e magari ad apprezzare inizio e conclusione nella loro totalità. Anche preso come leggera avventura romantica, tuttavia, l’opera di Wada Makoto si può tranquillamente consigliare a chiunque.

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