Royal Tramp

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Royal TrampChe ci fa Stephen Chow dentro un wuxia così estremo e violento, sanguinolento e iper gore? Lo divide e seziona in due tronconi netti. Di nuovo Wong Jing sinonimo di sensazioni e generi frammisti tra loro, di gusti e spezie filmiche nette e contrastanti. Questo film non fa eccezione. Un intro e un outro estremamente violenti e sanguinari, colmi di corpi e comparse, pura carne da macello sacrificale per la messa in scena delle coreografie sontuose, brillanti e rapidissime del maestro Ching Siu-tung, alcune delle coreografie più inventive e furiose mai viste in un film di questo genere. Come accennavo tre sono le sequenze coreografate in modo vistoso, una all’inizio, una alla fine e una nel pre-finale. Tutta la farcitura centrale del film è nelle mani comiche di Stephen Chow, a suo agio in un film di arti marziali dotato di particolari e dettagli (palme radianti, brani musicali classici) che cristallizzeranno la propria esperienza in vista del suo capolavoro Kung Fu Hustle.
Un progetto ambizioso questo di Wong Jing, un epopea lunga (il film rompe la regola aurea del regista che non fa durare mai i suoi film più di 90′) e divisa in due film distribuiti entrambi nel giro di due mesi (il finale del primo dichiara l’esistenza del secondo), colmo di attori famosi e prevedibile campione di incassi dell’anno.

Wai Siu-bo (Stephen Chow) è il classico cantastorie che si ritrova in un complotto più grande di lui e dovrà combattere come in molti altri film (vedi Forbidden City Cop) con la sua chiacchiera epilettica contro palme radianti, poteri e armi dei nemici. Chan Kan-nam (Damian Lau, The Enigmatic Case) comanda la società del “Cielo e Terra” un gruppo di ribelli antimperialisti; salvato casualmente da Wai Siu-bo decide di affidargli una rischiosa missione ossia recuperare all’interno del palazzo reale il “Libro dei 42 Capitoli”. Wai Siu-bo sbaglia ingresso e rischia di farsi operare per divenire eunuco imperiale. Viene salvato in extremis dal vero eunuco Hoi Tai-fu (Ng Man-tat, presente in quasi tutti i film di Chow) che ha il suo stesso obiettivo strategico. Nel frattempo uno stuolo di personaggi si inserisce nella storia, il violento condottiero interpretato da Elvis Tsui Kam Kong (Sex & Zen, Viva Erotica), la sorella dell’imperatore lasciva e sensuale recitata con sbarazzina partecipazione da Chingmy Yau (Naked Killer) e la ambigua figura della madre (Sharla Cheung Man, Swordsman). En passant sbucano fuori durante il film diversi nomi interessanti, da Sandra Ng (Golden Chicken), a Nat Chan Pak Cheung (Love is a Many Stupind Thing), Michelle Reis (Wicked City) e Brigitte Lin Ching Hsia che chiude il film collegandolo con il sequel.

La storia complessa e satura di intrecci e avvenimenti è un classico di ispirazione letteraria di Jin Yong (Duke of Mount Deer), già portato sullo schermo e in Tv più volte. Chow recita in modo abbastanza impostato ma è anche vero che talvolta gli attori che si muovono in coppia con lui faticano vistosamente a stargli dietro e a non sfigurare di fronte al suo istrionismo vulcanico. Le gag a sfondo sessuale si sprecano, di cui un buon 50% riferite all’universo degli eunuchi mentre anche le arti marziali contenute nel film sono spesso dirette in quella direzione. Colpi segreti volti a colpire il pene, o a strizzare capezzoli (maschili) fino all’impalamento anale finale del cattivo (ad opera di un obelisco) suggerito in flashback da una prostituta nei confronti di un cliente.
Swordsman II era già uscito (da pochi mesi) e se si nota l’esperienza accumulata dal coreografo in quel film, ancora più evidente è quella maturata tecnicamente sul set della saga di Storia di Fantasmi cinesi (A Chinese Ghost Story). Le coreografie sono sempre volte alla distruzione del corpo dell’avversario, decine di corpi in fila (o in colonna) vengono sezionati in due con un solo colpo, mentre curiose armi sferiche e letali (simili ai piatti della batteria) vengono lanciate ed utilizzate dagli eroi marziali per levitare nell’aria e sfrecciare nel cielo (come con le spade volanti di Storia di Fantasmi Cinesi). Il tutto condito da perenni schizzi di sangue che macchiano, scorrono, escono da colpi sciolti da palme radianti, imbrattano i volti dei personaggi spesso con effetti comici esilaranti (le previsioni immaginarie del sanguinario attacco di Chow e Nat Chan al violento condottiero che si risolveranno in modo del tutto inaspettato). Inquietante ed ambigua la figura della madre dell’imperatore, dotata di uno stile di combattimento surreale e serpentino e che scopriamo trasformarsi poi in Royal Tramp II in Brigitte Lin Ching Hsia.

 

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