Rule #1

Voto dell'autore: 4/5
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Rule #1La regola numero uno: i fantasmi non esistono.
Questo è ciò che un nucleo segreto di poliziotti cerca di ripetere e ripetersi perché la dichiarazione ufficiale del contrario scatenerebbe l’isteria collettiva nella società. Ma queste entità ci sono, eccome. Come al solito i fantasmi possono essere i classici fantasmi d’amore asiatici, soli e tristi in cerca di pace. O, al contrario, creature vendicative capaci di possedere i corpi trasferendosi dall’una all’altra vittima, lasciando dietro di sé solo gusci vuoti fino al compimento della loro maledizione. Così, due novelli “acchiappa fantasmi” dovranno muoversi per sezioni urbane suggestive cercando di sciogliere il bandolo di una funesta matassa tentando di tenere fuori –invano- i propri affetti personali dalla lugubre vicenda.

Kelvin Tong dopo il successo del precedente The Maid torna a battere territori simili, in un anomalo horror-action apparentemente sgangherato. Infatti il film avvicenda stili e umori alterni e contrapposti, uniti solo dall’ottima regia del regista. L’introduzione catapulta immediatamente lo spettatore in un contesto violento e cupo abbandonandolo senza appigli per i successivi trenta minuti realmente terrorizzanti continuamente sferzati da improvvise, finanche gratuite, scene di puro terrore. Si potrebbero ipotizzare delle carenze di scrittura mentre invece il film rivela una certa cura anche in questo campo; a metà metraggio vengono rivelate e spiegate le trame e sottotrame e da quel punto si inaugura una seconda parte più sbilanciata sul versante dell’azione, più risaputa (c’è anche una variante del suicidio di  massa di Suicide Club), permeata da un alone di anni ’80.
Arriva in soccorso tutta la partitura finale e un doppio twist di quelli che sempre più spesso emergono da quelle parti (In Love with the Dead docet) realmente shockante.
Oltre questa base strutturale anomala il film regala altri sottili strati di elementi interessanti dal lieve “enciclopedismo illuminista” delle figure del fantasma, fino alle invenzioni tanto surreali quanto melodrammatiche che il regista ci propone di tanto in tanto (la sequenza del ballo di Ekin Cheng con il dinosauro gonfiabile, ad esempio).
Un’opera riuscita quindi, data in mano a due attori collaudati come Ekin Cheng (Tokyo Raiders) e Shawn Yue (Infernal Affairs); Rule #1 si propone come un prodotto comunque originale anche se a tratti più risaputo, riservandosi un posto più che dignitoso in un’ideale classifica dei film del genere più interessanti del 2008.

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