Rules of Dating

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Rules of Dating– Sei bagnata? (La prima battuta del film)
– Ce l’ho su… (La terza)

Aria fresca nel panorama cinematografico coreano, inquinato da produttori e divetti. L’esordiente Han sceglie di differenziarsi dalla moda imperante che vuole le solite belle facce comportarsi tutte al solito modo nelle solite storie d’amore che nascono dal nulla, non dicono nulla e che alla fine non lasciano nulla. Sviluppato dapprima sottotono e poi con l’aggiunta di una spiccata componente melodrammatica, lo scattante copione di Rules of Dating narra una storia d’amore articolata, inusuale, non ben definita, mai seriosa eppure intensa e in un paio di occasioni shockante. I luoghi comuni vengono accuratamente tenuti a debita distanza nella ricerca di nuovi stilemi narrativi, di nuove luci sotto le quali illuminare personaggi problematici, molto veri, spesso meschini con una sensibilità e una cura ammirevoli.
Ma la ricerca e l’anticonformismo di Han non si fermano qui. L’accompagnamento musicale consta quasi esclusivamente di una chitarra acustica e di percussioni, rimarcando con efficacia il carattere intimo, minimale, realista della pellicola, caratteristiche che emergono anche dalle scelte registiche e tecniche. Si fa largo uso di piani medi, di tinte tenui e di colori autunnali – a questo riguardo i poster del film sono assolutamente fuorvianti -, ma soprattutto della macchina a mano, vero e proprio tormentone che rende ogni inquadratura traballante dalla prima all’ultima scena, distinguendo ulteriormente il film dalla massa e ricordado di continuo il carattere instabile dei rapporti descritti.

Ma in Rules… c’è molto altro: la pioggia galeotta che fa conoscere e fa ritrovare; la protezione e la tenerezza cercate nell’amore più innocente, che alla fine trionfa sempre; le svolte inaspettate come una pugnalata alle spalle; i karaoke fumosi, i locali moderni e i love hotel; la scuola-caserma e la gita annuale; il cibo piccante e le scene piccanti; e poi il cast. Kang Hye-jeong (OldBoy), fragile e infantile come non mai, è messa in una perfetta contrapposizione complementare con Park Hae-il (The HostBoy Goes to Heaven), mostro educato che sembra uscito dritto dritto da un film di Hong Sang-soo. Ma quello che ne scaturisce è tutt’altro che un idillio, quando l’irruenza di lui, unita ai suoi istinti più bassi e meschini, appesantisce l’aria e quando i traumi di lei riaffiorano drammaticamente. Affianca i due protagonisti Lee Dae-yeon, veterano apparso in ruoli secondari in una miriade di produzioni (la miniserie Revenge/RebirthPeppemint CandyArahanPrincess Aurora e tutti i film di Park Chan-wook).

La relazione descritta da Han resta senz’altro anomala, anzi decisamente bizzarra, una scheggia impazzita con la quale è impossibile provare alcuna immedesimazione. Molti elementi, però, intervengono progressivamente a meglio definire l’intreccio di attrazione e repulsione, indecisione e desiderio, fare e non fare, come dichiara il titolo originale. Quello internazionale invece punta sull’ironia, visto che in un rapporto, le regole, lo sanno tutti, proprio non esistono.

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