Ryuzo and the Seven Henchmen

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Fin dagli esordi, ogni volta che Kitano Takeshi si è avvicinato allo yakuza eiga, è riuscito a produrne dei titoli fondanti e di svolta. L’aveva fatto anche recentemente con il successo del dittico Outrage. E per la terza volta consecutiva si cala di nuovo nel genere, dopo un’altra “trilogia”, quella dell’autodistruzione (Takeshis’, Glory to the Filmmaker!, Achille e la Tartaruga).
Stavolta però assume come protagonisti degli ex yakuza anziani che coabitano un universo di valori, riti e codici che non esistono più. Per farlo però non adotta un registro rivoluzionario basato sul nichilismo e sulla deflagrazione dell’”onore e dell’umanità”, come ad esempio in Graveyard of Honor e altri titoli apertamente e esplicitamente citati all’interno di questo. La butta invece in burla, nel campo aperto della commedia che creò le proprie fondamenta artistiche, più di trenta anni fa. Qualcuno ha voluto tirare in ballo lo Space Cowboys di Clint Eastwood; a noi, senza arrivare troppo lontano, ci piace vederlo come una sorta di Amici Miei di Monicelli in chiave yakuza.

Ryuzo è un ex yakuza che vive con la famiglia di suo figlio. Quando questi partono per una vacanza decide di fare una rimpatriata con i vecchi compagni persi di vista. Da lì è poco a ricostruire la “famiglia” e a scontrarsi con un mondo diametralmente opposto a quello del passato e con i propri corpi meno reattivi ma dotati di spirito sempre vitale e deciso a recuperare i fasti del passato. Si confronteranno con un’associazione che orchestra truffe ai danni della popolazione comportandosi in fin dei conti come una vera e propria gang yakuza del passato in chiave moderna e “ripulita”.

Film minore e disimpegnato ma irresistibile avanza come commedia frizzante e controllata per poi sul finale deviare nell’ironia surreale propria delle origini dell’autore. A portare un valore indiscutibile all’opera è il cast di veterani che prestano al film i propri corpi scolpiti e burberi.
Ryuzo è infatti interpretato da Fuji Tatsuya  già protagonista dei vari Stray Cat Rock ma noto per essere stato il protagonista de L’Impero dei Sensi di Oshima. Si fanno poi notare Kondo Masaomi (Quick-draw Okatsu, L’Orrore degli Uomini Deformi), Nakao Akira, protagonista di tanti vecchi Godzilla, la giovane Shimizu Fumika (già spalla in Kamen Rider Fourze) e un cameo dello stesso Kitano.
Ryuzo and the Seven Henchmen è uno dei film più leggeri del regista, ma non per questo meno riuscito, disimpegnato ma cinico, irresistibile, candido, caldo, di passaggio e di riposo.

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