Sada

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SadaLa storia di Abe Sada ormai la conoscono tutti; tratta da un fatto di cronaca realmente avvenuto e che ebbe un eco notevole in Giappone nel 1936, racconta la storia di una donna che al culmine di un gioco erotico con il proprio partner ne causò la morte per strangolamento e successivamente ne asportò il pene che poi portò con se durante una vana fuga. L’evento è stato trasposto più volte e in più forme, anche al cinema, dal classico L’impero dei Sensi di Oshima (1976), fino al roman porno della Nikkatsu Abesada – l’Abisso dei Sensi (1974). Ma quando alla regia c’è un genio del linguaggio cinematografico come Nobuhiko Obayashi, il risultato finale non può che essere l’ennesimo inno alla creatività ultrapop. Con il suo stile discutibile, ma oggettivamente impressionante, il regista –soprattutto nella prima parte- riesce a fare susseguire un’invenzione continua, lavorando sui colori, le luci, i movimenti di macchina, le suddivisioni del quadro, le diverse velocità di ripresa, cercando sempre di non rendere prevedibile ogni raccordo e di spiazzare lo spettatore alterandogli ogni parametro cardinale su cui ancorarsi durante la visione. Il risultato è un’idea di cinema carnevalesca e accecante, una girandola di inventiva e freschezza verso una storia ormai classica e prevedibile, il cui limite più vistoso è l’eccessiva durata e il rallentamento di ritmo nella parte finale. Il resto, per dare giustizia ad un’opera del genere, non dovrebbe essere altro che un’analisi approfondita e sistematica di ogni invenzione e di ogni trovata registica, con uno stile coerente e riconoscibilissimo. Insomma, nulla è cambiato negli anni nella visione cinematografica del regista di Hausu e The Aimed School e la sua continua riflessione sulle possibilità del linguaggio del cinema hanno un legame –per quanto forzato- con il lavoro del collega hongkonghese Tsui Hark.
Corale oltre ogni previsione, sussegue un numero pressoché infinito di straordinari attori, dalla protagonista (una intensa Hitomi Kuroki, futuro personaggio centrale di Dark Water) fino al fedele di Miike, Renji Ishibashi, l’attore feticcio di Tsukamoto, Tomorowo Taguchi, finanche una comparsa di Riki Takeuchi (Dead or Alive).
Come tutte le opere del regista, quindi, più che un film, una travolgente esperienza di vita.

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