Samurai Princess

Voto dell'autore: 2/5
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Samurai PrincessSamurai Princess  è un prodotto che nasce sull’onda lunga del successo soprattutto nordamericano di The Machine Girl (Iguchi Noboru) e di Tokyo Gore Police (Nishimura Yoshihiro). Il regista di questa pellicola è infatti Kaji Kengo ed entra a far parte dell’entourage dei due registi dopo aver collaborato alla stesura della sceneggiatura del film di Nishimura. Da lì alla produzione di questo suo film il passo è stato breve e non si può certamente negare al bravo effettista la volontà di investire in queste produzioni minori e collaterali. Lo aveva già fatto col lo-budget di Hard Revenge Milly (Tsujimoto Takanori) e ci riprova nuovamente con questo film.

La cattiva notizia è che i risultati non sono positivi come nel precedente caso. Il film non solo viene sopraffatto dalla già nota esuberanza del reparto effetti speciali, ma anche dalla parallela foga narrativa di Kaji. Pur vantando una solida carriera da sceneggiatore di manga, serie TV e film, nonché discrete prove da regista di V-cinema e per le serie TV, tra cui le ottime Garo, Ultraman Max e Ultraseven X, il regista sembra un po’ patire l’entusiasmo nel confezionare un prodotto che sarebbe stato certamente esportato all’estero. In tale maniera risulta difficile gradire una marea di personaggi buttati nella mischia e si finisce per non riuscire ad apprezzare in alcuna maniera l’eventuale caratterizzazione. Si fa persino fatica a distinguere un cattivo dall’altro nel bosco in cui si svolgono i fatti vedendosi alternare gang di criminali, uno svitato scienziato (Karahashi Mitsuru) che assembla mostri con parti di cadavere e macchine accompagnato da due infermiere altrettanto svitate, due psicopatici meccanicamente modificati (Ayabe Takeshi e Mihiro), cacciatrici di cyborg armate fino ai denti (Hirase Miki e Shiina Mao) e per non lasciare nessun sentiero inesplorato persino un rocker dal braccio meccanico (Mizuno Dai), nonché una sorta di fata turchina del bosco (Kataoka Asuka). Tutti questi personaggi finiscono per convergere contro la gelidissima e spietata protagonista, la pornostar Kishi Aino, che è in cerca di vendetta per le sue dieci compagne stuprate ed ammazzate dai cattivi del film e dalle cui parti organiche è stata ri-assemblata come macchina assassina.

Alla fine sembrano troppi personaggi persino per un film di Guy Ritchie e la sarabanda di avvenimenti ed effetti speciali non riesce a distrarre dalla povertà dell’operazione. Se poi si incomincia a far caso ai costumi assemblati dai rimasugli di qualche grande magazzino, agli effetti speciali sottotono rispetto allo standard delle altre produzioni e all’approssimativa recitazione di alcuni attori, risulta davvero difficile salvare anche il salvabile. Troppo poco tempo e troppi pochi soldi penalizzano l’opera per stessa ammissione dell’autore, ma risulta difficile credere che ce ne fossero molti di più nel già citato caso di Hard Revenge Milly che conta un totale di sei attori. Il senso di sconfitta che sopravviene negli ultimi minuti del film è ben rappresentato dall’improbabile mostro che fa da rivale alla protagonista. Brutto, bolso, malriuscito. Meglio passare avanti e augurarsi che il buon Kaji Kengo aggiusti il tiro alla prossima occasione.

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