Santet

Voto dell'autore: 3/5
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santetArriva dall’Indonesia questo horror zoppo e psychotronico che alterna interessanti argomentazioni proprie del folklore locale (solitamente le parti più coinvolgenti in film come questo) a improvvisa commedia becera, il tutto fasciato da insopportabili partiture sonore fuori luogo. La base del soggetto è proprio la “santet”, ovvero magia nera, e lo scontro tra “dukun”, stregoni indonesiani, argomenti comuni a tanto cinema di Hong Kong di fine ’70/ inizio ’80 e di tanto cinema thailandese anche contemporaneo (basti pensare alla serie Art of the Devil).

Un uomo prepotente e violento dal viso deforme avvelena una donna provocandone la morte e poi tenta di stuprarne una seconda. Questa fuggendo si rifugia in una grotta piena di funghi abnormi e abitata da un coccodrillo dal viso da donna che le dona dei poteri lesivi. Dopo una buona mezz’ora di stupidaggini “ironiche” assortite (incluso un siparietto musicale con Rambo che balla e una sequenza onirica che riesce ad evocare Lewis Carrol) si arriva al confronto finale con il cattivo tramutato in cane e dato alle fiamme, sgherri a cui escono anguille dalle orecchie e un pittoresco scontro tra stregoni, il tutto spesso censurato in alcune edizioni del film.

Non si lesina sul sangue e sugli effetti, tecnicamente orribili ma in resa piacevoli. Su tutto domina Suzzanna (Suzanna Martha Frederika van Osch) nel ruolo della protagonista, attrice simbolo e reginetta incontrastata del cinema di genere indonesiano. L’Indonesia ha prodotto numerosi horror negli anni di alterno interesse, spesso sprofondati nel folklore locale, spesso non così leggeri nella violenza messa in scena. Ecco, questo sicuramente non è uno dei migliori ma si rivela un significativo simbolo ed esempio del genere che riesce anche ad affascinare grazie alla sua inspiegabile aura pop.

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