Sayew

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SayewSayew è il nome di una piccola e sgangherata rivista erotica che ha goduto di una certa popolarità nella Thailandia dei primi anni novanta. Tao, una studentessa occhialuta, mascolina e dal vestire trasandato è la nipote del direttore della pubblicazione e si diverte ad arrotondare la paghetta – ricavata dal lavoro nel ristorante di famiglia – scrivendo racconti piccanti per la rivista dello zio. Ma quando in redazione irrompe un navigato scrittore freelance che ama firmarsi con lo pseudonimo di “Young Stallion” (nomen omen), a Tao viene rimproverata la mancanza di realismo e di mordente nelle sue storie: si tratta di scarse capacità creative o, più semplicemente, di mancate esperienze dirette nel campo? Prodotto dal guru del cinema thailandese Prachya Pinkaew (Ong Bak, The Protector) e scritto/diretto a quattro mani da Kongdej Jaturanrasamee e Kiat Songsanant, Sayew è uno splendido affresco generazionale che racconta, senza troppi peli sulla lingua, la storia di una ragazza e del suo percorso alla ricerca di se stessa e della sua identità sessuale, sullo sfondo di una Thailandia mai ritratta in maniera così sentita e nostalgica.

Sayew si potrebbe considerare, con un po’ di fantasia, come l’ideale incrocio tra un classico “coming of age” ed un Boogie Nights della carta stampata, per come riesce a seguire la maturazione della protagonista e per come la tratteggia, con dovizia di particolari, ambientandola all’interno di un mondo affascinante e curioso come quello dell’editoria pornografica. In questo specifico caso, però, l’intera struttura narrativa ruota esclusivamente attorno alle pulsioni sessuali della protagonista, dettate dalla voglia di crescere e da una naturale curiosità. Continuamente combattuta tra una malcelata attrazione omosessuale nei confronti di una compagna di scuola e l’amicizia con un timido ed impacciato ragazzo, Tao viene costretta dagli eventi a maturare una sessualità fino a quel momento condizionata da una serie di eventi compromettenti – dal trasgressivo acquisto delle prime riviste erotiche alla conoscenza di una prostituta operante nel suo stesso stabile. L’intrufolarsi nell’appartamento di quest’ultima ed i primi incerti passi all’interno di un cinema che proietta film erotici sono solo i sintomi preliminari di un’insicurezza che diventa subito manifestazione della necessità di amare qualcuno, mentre l’importanza dello scoprire se stessi per trovare ciò che davvero si cerca viene filtrata amaramente attraverso un’ottica malinconica e disillusa – anche se non priva di speranza e sensibilità. Il film offre diversi spunti grazie anche alla sua precisa ricostruzione storica, parole forse grosse considerata la collocazione temporale non troppo lontana dal presente – siamo nel 1992 – ma allo stesso tempo così marcata ed influente a livello narrativo da far riflettere sulla velocità con la quale climi, regimi e condizioni sono cambiati in Thailandia nel corso degli ultimi dieci anni. Ed è molto interessante anche il dualismo che si sviluppa, come sottotesto, tra la letteratura classica “alta” – materia di studio da parte di Tao – e la letteratura volgare “bassa” ed erotica, in special modo quando la rivista dello zio è costretta a chiudere i battenti (a causa della censura e del regime vigente all’epoca) e l’impossibilità dello scrivere diventa per Tao una sorta di metafora del suo stato d’animo.

Ci sarebbero molte altre cose da sottolineare, specialmente dal punto di vista storico. Soprattutto, decine di particolari che per chiari motivi un pubblico occidentale non potrebbe mai cogliere, anche se i malinconici ed ammiccanti riferimenti alla televisione e alla radio dell’epoca sono comunque ben evidenti. Un plauso andrebbe poi rivolto all’attrice protagonista, Pimpaporn Leenutapong, imbruttita per l’occasione ma perfetta nel portare sul grande schermo un carattere così sfaccettato ed interessante. E se si esclude una parte finale sfilacciata e sin troppo tirata per le lunghe, Sayew resta uno dei film thai più interessanti degli ultimi anni, se non una delle opere più complete prodotte in questa new wave. Senz’altro da vedere.

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