Secret Service of Imperial Court

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Ovvero il wuxia attraverso lo sguardo di Lucio Fulci!
Immaginate un cappa e spada illuminato come un film horror, colori accesi stile Bava, sequenze splatter a non finire, e un’atmosfera morbosa da giallo anni ‘60. La mia prima impressione è stata quella di pensare a Fulci, e a cosa avrebbe fatto, se avesse avuto la possibilità di girare un film del genere; penso che Secret Service of Imperial Court sia quanto di più vicino alla mia domanda.
Ebbene si, questo Secret Service of Imperial Court è un wuxia del 1984 (siamo quasi alla fine dell’epopea Shaw) i film prodotti sono meno rispetto agli anni precedenti, questo ovviamente non significa che la qualità sia peggiore; vorrei ricordare che solo l’anno precedente usciva The Eight Diagram Pole Fighter (1983).
Ci troviamo di fronte ad un prodotto di genere ben confezionato, nessuna pretesa autoriale di sorta, solo puro intrattenimento, parecchi combattimenti, molto gore, il tutto condensato in 87’ pregni di avvenimenti: vendette, tradimenti, suicidi, persone credute morte che riappaiono solo per sacrificarsi, in un crescendo di pathos fino all’atteso scontro finale.

Il perfido eunuco Wang esercita il potere al posto dell’imperatore (un ragazzo che passa tutto il suo tempo con giovani donzelle), Wang ovviamente è un esperto di arti marziali imbattibile, ammazza le persone solo con schiaffoni in stile Bud Spencer, sfracellandoli contro le pareti (vedere per credere).
Zhao Bufa, il protagonista, fa parte della guardia imperiale (guidata dal padre), esegue gli ordini senza obbiettare, fino al giorno in cui si accorge che l’eunuco in realtà pensa solo ad arricchirsi il più possibile e ad acquisire potere. Rifiutandosi di commettere l’ennesimo massacro solo per i capricci di Wang, Zhao firma la sua condanna a morte. Inizia così la fuga disperata verso la salvezza, accompagnato dalla fedele moglie e dal figlioletto, braccati come cani; inutile aggiungere che prima di arrivare allo scontro diretto con l’eunuco, l’uomo perderà parte dei suoi affetti, così da arrivare al confronto pieno di odio, assetato di sangue, pronto a tutto pur di vendicarsi.
Tutto il film è costellato da combattimenti sanguinolenti degni del miglior Chang Cheh, discretamente coreografati, ma il duello finale raggiunge vette inaspettate, aumenta esponenzialmente l’uso del wirework, l’eunuco vola da una parte all’altra come Superman, urlando con una voce stridula di una “ banshee”. Aumenta anche il gore, tanto da vedere il nostro eroe combattere con una spada nel petto, e parte del braccio mozzato del cattivo, conficcato nel fegato!

Il regista Lu Chin Ku, inizia a lavorare dietro le quinte con gli studi Shaw nei ‘70, esordendo alla regia nei primi anni ‘80. Secret Service of imperial Court è uno dei tanti wuxia da lui diretti, nonché uno dei più violenti; vale la pena di citare anche il visionario è un po’ pacchiano (forse), Holy Flame of the Martial World (1983),The Master (1980), The Bastard Swordman (1982) e The Return of Bastard Swordman (1984).
Un’altra presenza importante, che sicuramente contribuisce al risultato finale del film, è Leung Kar-yan, attore di comprovata fama e vero artista marziale (il suo addestramento iniziò da bambino). Esordisce sul grande schermo con Five Kung Fu Daredevil Heroes (1973), portato per i ruoli da “villain”, si ritaglia ben presto una sua posizione all’interno dello star system degli Shaw Brothers, partecipando ad alcuni dei film fondamentali del genere, tra i quali Five Shaolin Masters (1974), Warrior Two (1978), Odd Couple (1979) e Legend of a Fighter (1982).
Nel 1992, Leung Kar-yan crea una sua casa di produzione “The Brayn Films Co. Ltd.” con la quale produce, scrive e dirige i suoi film.
In secondo piano, ma egualmente fondamentale per la riuscita del film, bisogna ricordare la presenza del prolifico Ku Feng nel ruolo del padre di Zhao Bufa, combattuto dai suoi sentimenti paterni, e dai suoi doveri verso il ruolo che occupa all’interno del governo. Bravo come sempre, fornisce una prova calibrata, anche nei momenti di tensione, senza mai andare oltre (come spesso succede in questi film); insomma, una garanzia.
Ruolo minore, ma importante per lo svolgimento della storia è quello di Lo Lieh, nella finzione fratello di Zhao, anche lui costretto a battersi contro il suo volere per la salvaguardia della famiglia. Lo Lieh è una sicurezza, non bravissimo, ma carismatico, lascia il segno anche se appare per poco.
In conclusione, questo Secret Service of Imperial Court, mantiene le aspettative, racconta una storia melodrammatica, non priva di critica al sistema, non dimenticandosi però, il lato prettamente spettacolare, regalandoci sequenze visionarie degne dei migliori wuxiapian, con un duello finale tra i più cruenti mai visti!

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