Secret Sunshine

Voto dell'autore: 4/5
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A Miryang, piccola cittadina di provincia, il sole è davvero un segreto, custodito da chissà chi; è impercettibile e non riscalda. E’ qui che Lee Shin-ae, vedova e maestra di piano, e il piccolo Jun, cercano un nuovo inizio.

Lee Chang-dong, dopo la breve parentesi politica e l’acclamato Oasis, torna a raccontarci, questa volta in punta di piedi, di una storia di sopravvivenza, del tentativo di mantenersi in equilibrio sul sottile filo della vita.
In un’atmosfera claustrofobica si dispiega l’esistenza della protagonista che, in un continuo ritrovarsi e perdersi, ci appare come una moderna redentrice per la quale c’è tanta preghiera ma nessun sollievo. Persino l’azzurro cielo coreano sembra non essere quello che è, come un presagio funesto sovrasta minaccioso le vite dei protagonisti.
Il realismo di Lee Chang-dong carica a mò di croce sulle spalle della sola e minuta Lee Shin-ae tutto il peso del mondo, e noi ne sentiamo la portata. A differenza delle altre opere qui non c’è poesia che salvi né immaginazione che dia conforto; il calvario a cui sottopone la bella Jeon Do-yeon fa vincere a lei il premio come miglior attrice al Festival di Cannes nel 2007 e lascia noi frastornati e pieni di domande, domande capitali, alle quali nessuno, nemmeno la fede, è in grado di rispondere.
Il tutto (compresa la durata) risulta quasi insopportabile, ma non si può fare a meno di arrivare fino in fondo, nella speranza e/o nel timore di un happy end che il regista coreano non ci riserva mai.

 

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