See You Tomorrow

Voto dell'autore: 4/5
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Wong Kar-wai era uno sceneggiatore di bassa lega che nei primi anni ’80 scriveva film pasticciati di genere per terzi; qualche horror, qualche noir, alcune commedie. Poi andava sul set improvvisando la storia, modellandola o cambiandola specularmente in giornata e dirigeva capolavori come Hong Kong Express. Successivamente il peso e la responsabilità di essere uno dei pochi registi “intellettuali” del paese, l’approcciarsi anche al genere ma con piglio autoriale, i budget che crescevano, l’occidente che allettava ed ha perso la volontà, ma soprattutto il coraggio, di essere più leggero e scanzonato. E forse l’ha voluto ritrovare per un attimo in questo See You Tomorrow film da lui prodotto e co-sceneggiato.

Subito ci balza alla mente un altro film hongkonghese del 2016, Sword Master, scritto e sceneggiato da Tsui Hark ma in cui la mano del maestro traspariva in maniera macroscopica, fin troppo evidente, più del previsto e dichiarato. E così è in See You Tomorrow che a tratti sembra null’altro che un terzo capitolo della saga, dopo Hong Kong Express e Fallen Angels ma permeato da dosi massicce di ironia e aggiornato all’estetica luminescente del nuovo millennio. E di quel periodo racchiude in sé entrambe le inusitate libertà, sia narrative che stilistiche.

Da una parte è una frammentaria storia in cui si sbriciolano brandelli continui di flashback, personaggi, monologhi agrodolci e vicende che avvicendano commedia, melodramma, lutto, azione, sequenze musicali e automobilistiche. Dall’altra tramite uno stile folgorante e spiazzante, visto che di un esordio si tratta, notiamo un’alternanza di invenzioni inedite e note che avevamo ormai quasi dimenticato; dallo step framing ai personaggi immobili (o in movimento al ralenti) mentre l’universo umano intorno a loro sfreccia rapidissimo.

D’altronde anche i due protagonisti arrivano da Hong Kong Express, ovvero Tony Leung Chiu-wai e Takeshi Kaneshiro. Ai quali è affiancato un cast stellare che include Angelababy di una bellezza accecante e ormai dotata di un talento riconosciuto, Eason Chan Yik-Shun (Love Battlefield), Sam Lee Chan-Sam (Made in Hong Kong), la sorprendente franco-taiwanese Sandrine Pinna e l’intensa modella Du Juan.
Il film è un’incontrollabile e incontrollata scheggia impazzita, dotato di un ritmo epilettico e di uno stile folgorante, virtuosistico, gratuito e inarrestabile, pregiato dalla fotografia di enorme caratura di Peter Pau Tak-Hai e Cao Yu (che hanno vinto il premio per la categoria agli Hong Kong Film Awards 2017), lavoro che rappresenta uno dei picchi più alti della carriera del duo avvicinandosi spaventosamente alla resa del fedele Christopher Doyle.

Ogni scena, ogni azione, ogni momento è pregiato da uno sguardo sontuoso, deframmentato, elegante, impazzito, in un continuo e coraggioso flusso di contrasti arditi e liberissimi. Anche una breve sequenza automobilistica che porta i protagonisti da un bar all’altro è più virtuosistica ed esaltante di alcuni noti blockbuster votati solo all’azione su quattro ruote. Il risultato è un film oggettivamente unico ma in cui si riesce ancora a respirare l’odore di certo grande cinema locale del passato.

E’ un cinema estremo, avanguardistico, per questo vicino per certi versi al lontanissimo Gantz: O giapponese del 2016 o all’ultimo Tsui Hark di Journey to the West 2. Tentativi, diversi ma simili, di sperimentare e imboccare con forza e invadenza sentieri inediti e radicali senza compromessi, ma all’interno del cinema commerciale e popolare. Con la consapevolezza (?) di andare incontro invece ad un mercato e ad una attitudine ormai sopita e rassegnata di un pubblico e una critica (in tutti i casi citati) impreparata a valutare adeguatamente con strumenti propri, delle opere di tale potenza polisemica e di saturazione di contenuti da organizzare. Un cinema liberissimo che fa dell’invenzione la sua arma primaria ma che va a scontrarsi con la pigrizia di un pubblico ormai arreso all’eterno blocco di remake, reboot, sequel, crossover e opere seriali.

Uno dei film dell’anno, cinema disimpegnato di puro genere, colto e intelligente come quello dei grandi autori, coraggioso come quello dei grandi avanguardisti, tecnicamente stimolante e stordente come quello delle grandi produzioni.

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