Sentenced to Hang

Voto dell'autore: 4/5
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sentenced_to_hangIspirato ad un reale fatto di cronaca (quello della “banda dei lupi”, nome generato dalle maschere che i tre indossavano durante le loro azioni) già portato sullo schermo nel 1974 (Kidnap, di Cheng Kang) e noto per essere stato alla base dell’ultima esecuzione avvenuta nell’ex colonia inglese, Sentenced to Hang si “pregia” anche di essere uno dei primi film a vedersi “donato” il bollino del CAT III appena esso fu coniato. Alla regia poi troviamo un discontinuo Taylor Wong, ma è il produttore esecutivo (e sceneggiatore) ad allertare chi conosce il cinema di Hong Kong; parliamo nientemeno che di Johnny Mak Dang hong, ovvero il firmatario dello straordinario Long Arm of the Law. Alla fotografia un sempreverde Herman Yau (il regista di The Untold Story) e un cast di tutto rispetto che annovera nomi del calibro di Kent Cheng Jak-si (Once Upon a Time in China), Tony Leung Ka Fai (Dumplings), Elvis Tsui Kam Kong (Viva Erotica!) e Carrie Ng Kar Lai (Naked Killer).

Tre amici/fratelli di sangue oberati dalla vita, perdigiorno che vivono di lavori ed espedienti decidono di rapire il figlio di un ricco imprenditore che ha appena licenziato uno di loro per chiedere un riscatto milionario al padre. Ovviamente ne causano la morte e successivamente si trovano loro malgrado a provocarne delle altre. Catturati saranno condannati alla pena capitale per impiccagione.

Lo stile realistico del regista colpisce nei punti giusti (si avverte l’influsso di Johnny Mak) ma ciò che sconvolge è l’alternarsi (tipico di quel periodo) di umori totalmente e diametralmente opposti; si passa dal dramma sociale alla commedia, dal thriller violento al melodramma durissimo e commovente. Colpisce il film e non può lasciare indifferenti, se non chi dal Categoria III cerca solo il genere e non la “classificazione” da cui lo stesso si è generata. E’ un bel film, duro e disperato che si è visto affibbiare la pittoresca etichetta più che per la violenza grafica, assai limitata rispetto a quella morale, probabilmente per i primi piani frontali di nudità femminili; infatti il personaggio interpretato da Kent Cheng Jak-si lavora come truccatore e attaccatore di peli pubici, tant’è che lo vediamo incollare sopra la vagina di una ballerina un paio di baffi arcuati in una sequenza di dubbia comicità.
Tutta la parte finale con il confronto tra condannati e le famiglie e le tre esecuzioni rendono difficoltosa e straziante la visione. Un piccolo terribile film da recuperare.

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