Sex and Fury

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Sex and FurySe si fa mente locale tutto quello che viene comunemente messo sotto il nome di pinky violence si consuma in pochissimi anni, pressapoco tra il ’70 e il ’73. Il primo Nora-neko Rokku: Onna Bancho (Stray Cat Rock: Delinquent Girl Boss) è del 2 Maggio 1970. Gli Stray Cat Rock della Nikkatsu in toto vanno dal ’70 al ’71. La risposta della Toei è un po’ tarda e il primo film della serie Delinquent Girl Boss esce “solo” a settembre 1970 e la serie fa chiaramente il verso ad Onna Bancho chiamandosi Zubeko Bancho. La casa di produzione capta l’affare e ne comincia una continua produzione. Da ottobre ’71 fino al ’74 vanno in scena i film della”serie” Sukeban, di cui il primo è Sukeban Burusu: Mesubachi No Gyakushu (Girl Boss Blues: Queen Bee Strikes Again), mentre solo da Settembre ’72 fino al ’73 andranno in scena i quattro Terrifying Girls’ High School. In questo trovano spazio le saghe dei Female Prisoner con Meiko Kaji protagonista con due film nel ’72 e altrettanti nel ’73 di cui l’ultimo quello stesso dicembre in cui esce Lady Snowblood, che vanta un singolo sequel nell’anno successivo.

Come Lady Snowblood anche Sex and Fury viene spesso inserito nel filone per la presenza di una protagonista come Ike Reiko, per quella di altre attrici minori e ovviamente perché ne è regista Suzuki Norifumi, già noto per la regia di tanti episodi delle sovra citate saghe. La loro natura di film in costume ovviamente li rende un capitolo a parte, ma non solo questo li accomuna. Di fatto anche la storia è decisamente simile. Da una parte Kaji Meiko nei panni di Yuki, dall’altra Ike Reiko nei panni di Ocho, entrambe alla ricerca della vendetta per i legami familiari tragicamente spezzati da gente senza scrupoli. Entrambi i film sono ambientanti in epoca Meiji oltre tutto, inizi novecento prima della seconda guerra mondiale, nel periodo in cui il Giappone provava una forzosa modernizzazione nella sua rincorsa all’occidente. E un duello sanguinoso all’ultimo sangue tra i fiocchi di neve è l’ulteriore somiglianza, quella che getta nel panico i fan di Tarantino indecisi nel giudicare se la scena finale di Kill Bill vol. 1 sia stata pescata dall’uno o dall’altro film.

Di questo però da queste parti ce ne importa ben poco. Quello che ci importa è dire che in realtà la somiglianza è dettata da altre ragioni ovvero la comune provenienza del soggetto originale. Cronologicamente Sex and Fury viene proiettato mesi prima nei cinema di Lady Snowblood, a Febbraio ’73, proprio mentre il manga di quest’ultimo giungeva a fine corsa nel Marzo di quello stesso anno. La realtà è che anche il personaggio della Ike ha origine da un Gekiga ben noto all’epoca ad opera del maestro Bonten Taro e che portava il nome della protagonista: Inoshika Ocho. Sua era anche la creatività e la matita dietro l’altra saga minore della mezzosangue Rica a cui la Toei dedicò altri film quegli anni, mentre il creatore dell’eroina interpretata dalla Kaji era il leggendario Koike Kazuo, accompagnato dai disegni dell’immenso Kamimura Kazuo. Autore anche di altri leggendari manga come Crying Freeman e Lone Wolf & Cub, avrà avuto una certa comunanza di temi con l’altro maestro e anche se molto probabilmente conosceva le storie del collega visti i risultati non è certo condannabile. Dei Gekiga e della loro influenza eterna sul cinema nipponico bisognerà prima o poi approfondire la questione, ma basti per ora dire che furono spesso valvola di sfogo degli umori di artisti e idealisti. Taro per esempio era uno di questi ultimi, passato dall’essere arruolato kamikaze nella seconda guerra mondiale a fumettista sui generis. Spesso nei Gekiga dell’epoca si affacciava infatti la politica ed un argomento classico di quelli ambientati nel pre-guerra era la modernizzazione del Giappone, che fa capolino sia in Lady Snowblood: Love Song of Vengeance che ancora più vistosamente in questo film.

Personaggi come Mori Arinori o Takamori Saigō agli opposti estremi, la modernizzazione e la conservazione, furono spesso pane comune per gli autori del genere. Si pensi all’ultranazionalista destrorso Kajiwara Ikki che arriva a lodare l’ultimo apertamente anche in un fumetto apparentemente innocuo come L’Uomo Tigre (Tiger Mask). Koike invece descrive la battaglia di Arinori Mori per far adottare al Giappone le vestigia occidentali in maniera più sottile, ma comunque polemica con un ciclo di storie in cui Yuki si introduce in una villa in stile occidentale dove sono riuniti personaggi di questo orientamento dediti alla peggiore depravazione. Analogamente la Inoshika Ocho di questa pellicola si trova a spalleggiare un anarchico che si batte contro questi crudeli modernizzatori, ma che ha avuto una relazione amorosa con una bella spia straniera che li accompagna. Interpretata dalla statica e amorfa Christina Lindberg, che ancora doveva vestire i panni dell’orba assassina di Thriller – A Cruel Picture, la poveretta entra in scena nei momenti più goffi della storia circondata da una terribile aura di pacchianeria, che solo parzialmente viene attutita dalla presenza della sua antagonista interpretata dalla Ike.

Esattamente come Lady Snowblood, Inoshika Ocho fu personaggio cartaceo di indubbio spessore. Il nome che è in realtà uno pseudonimo, viene adottato dalla protagonista dopo aver ricevuto dal padre morente un unico indizio per identificare i suoi aggressori ovvero tre carte del mazzo da gioco dell’hanafuda raffiguranti diversi animali. Ed infatti nel nome Inoshika Ocho (猪の鹿お蝶) compaiono i tre kanji di questi animali: il cinghiale Inoshishi (猪), il cervo Shika (鹿) e la farfalla Chō (蝶). L’originale idea motrice della vicenda è quindi molto bella, così come il fascino incarnato dall’eroina è notevole. Non a caso la stessa aveva già fatto capolino precedentemente in un altro film Toei: il secondo della lunghissima serie Furyo Bancho di 17 film sulle gang di motociclisti, che ha per l’appunto come sottotitolo il nome della protagonista di Sex and Fury interpretata all’epoca dalla divina Miyazono Junko.

Sebbene la Ike sostituisca adeguatamente la Miyazono con la sua ingombrante e nuda presenza, quello che manca è nel comparto regia. Il già citato Suzuki è infatti il classico intercambiabile mestierante Toei, che davvero fatica a dare la giusta spinta a questo genere di film, che come noto sono interessanti più per fattori accessori che per il loro valore cinematografico. La Toei a differenza delle altre case contemporanee incarnava il pop, nel vero senso della popular culture, con le sue starlette e popstar, i suoi bellocci e le sue saghe a ciclo continuo pronte ad inseguire ogni minimo trend. Per questo non è un caso che ad iniziare questo tipo di saghe fu la Nikkatsu con Stray Cat Rock, ma fu la Toei a trarne i maggiori profitti creando un vero e proprio stardom e un vero e proprio culto, arrivando persino ad appropriarsi della stella più lucente della casa avversaria ovvero la già citata Kaji Meiko. Impietoso è difatti il confronto con lo pseudo sequel di questo film che è Female Yakuza Tale commissionato ad un certo Ishii Teruo che nel pieno del suo delirio psichedelico realizzerà un altro piccolo capolavoro.

Nota: Il film e` stato apparentemente distribuito di recente in Italia con il titolo Sex and Japan dalla misteriosa Digivision. Dovrebbe essere fornito di doppiaggio italiano, ma alcune fonti evidenziano una pessima qualità audio nonché l’assenza di sottotitoli in alcuna lingua per la traccia originale in Giapponese.

Alcune immagini del manga di Tarō Bonten.

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