Sex and Zen 3D

Voto dell'autore: 3/5
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Sex-and-Zen-3DIl 2011 si è rivelato l’anno in cui il cinema di Hong Kong si è rinnovato in Cina attraverso remake o rivisitazioni di leggende classiche già portate sullo schermo in passato con successo, come per A Chinese Ghost Story (remake del classico di Ching Siu-tung Storia di Fantasmi Cinesi) o The Sorcerer and the White Snake (tratto dalla stessa leggenda alla base del Green Snake di Tsui Hark). Il filtro rinnovatore? Sempre lo stesso, un abbondanza solitamente eccessiva di effetti digitali (e di budget) che vanno a divorare tutta la magia e poesia di un tempo sterilizzando il senso del meraviglioso del film. Si tratta di una continua prova di forza del grande cinema cinese contemporaneo che vuole e riesce a competere con quello mondiale attraverso un apparato tecnico monumentale spesso perdendo di vista però il senso stesso di cinema intrinseco nei prodotti realizzati. A 20 anni esatti dal primo, ormai classico, Sex & Zen, lo stesso produttore, Stephen Shiu Yeuk-Yuen, mette in piedi una sorta di remake/rivisitazione del progetto in questo Sex and Zen 3D. A parte la maggior parte delle attrici provenienti da terra nipponica il resto del film sembra sbucare direttamente dagli anni d’oro del cinema dell’ex colonia; strampalato, folle, libero, discontinuo, capace di avvicendare dramma, erotismo, comicità, azione, horror e gore per una durata forse eccessivamente dilatata. Viene così accantonato, almeno  a livello di riuscita del progetto, il caso di un paio di anni fa di Sex & Chopsticks che falliva miseramente nella (ri)messa in scena di immaginari e stili del periodo generando un prodotto freddo e “sterile”. Qui seppur adagiati su schemi già risaputi si respira un’aria comunque vitale e libera con momenti di onesto intrattenimento penalizzati da una lunghezza metrica troppo diluita. Gli ingredienti di Sex & Zen, ma anche di prodotti affini come A Chinese Torture Chamber Story ci sono tutti, dai falli estensibili, giganti, duttili e malleabili, al sesso acrobatico, dalle arti marziali all’arma bianca fino alle solite battute di dubbio gusto cantonese. L’ottima fotografia di un bravo mestierante come Jimmy Wong Gam-Shing (The Warlords, Revenge: A Love Story)  è sublime come nei film di un tempo e la scelta del cast è assolutamente funzionale alla storia narrata. E il 3D? Pretestuoso e utile solo alla vendita a livello mondiale del prodotto, con qualche pallottola, schizzo o oggetti che a volte volano verso la faccia dello spaesato spettatore.
Del film esistono due versioni più o meno censurate con una buona decina di minuti di materiale di differenza
Un piccolo film storto ma sorprendentemente (diciamo la verità, non ci sperava nessuno) di preziosa vitalità.

 

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