Shady

Voto dell'autore: 3/5
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Shady è stato recentemente riconosciuto come uno dei film giapponesi indipendenti più interessanti sulla piazza facendo accendere i riflettori sul relativo regista Ryohei Watanabe, dopo aver vinto il premio come “best entertainment film” al Pia Film Festival, maggiore vetrina giapponese per il cinema indipendente. E dei film indipendenti locali ha la resa visiva e il tenore interno che per certi versi può ricordare altri colleghi agli esordi come il Yamashita Nobuhiro di No One’s Ark.

La storia non brilla totalmente per originalità, narrando di due studentesse solitarie e agli antipodi che trovano l’una nell’altra un’ancora di salvataggio dalla società contemporanea, aggressiva e oppressiva. Lo sviluppo interno e il tatto della narrazione è però personale e riesce a spingere l’opera qualche gradino più in alto del solito restituendo un oggetto riuscito e intenso, a tratti particolarmente ispirato.
Una, brutta e timida, l’altra bella ed espansiva, trovano una sorta di idillio che cela degli oscuri segreti rivelati per gradi. Il tragico finale previsto e immancabile arriva dritto ma glaciale come in un film di Haneke.

Edito miracolosamente anche in occidente, regala un doppio finale dopo i titoli di coda, beffardo e popolare ma forse un po’ inutile nella coerenza dell’eleganza e del tatto interno al film. Un’ottima sorpresa comunque e un giovane regista da seguire nei prossimi auspicati sviluppi.

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