Shake, Rattle & Roll

Voto dell'autore: 4/5
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Chissà se all’epoca i produttori della defunta Athena Productions avrebbero mai immaginato che il film Shake, Rattle & Roll sarebbe diventato il primo di una delle serie horror più longeve della storia? Dopo il primo film del 1984, infatti, e dopo una pausa di 6 anni la serie è proseguita abbastanza regolarmente giungendo nel 2012 al quattordicesimo episodio (tutti prodotti dalla Regal Films). Il film, il cui titolo è ispirato all’omonima canzone di Big Joe Turner, è un classico oggetto ad episodi (tre) diretti e scritti da diversi autori.

Si parte con Baso, di Emmanuel H. Borlaza, storia d’amore, reincarnazione e vendetta. Tre amici decidono di evocare uno spirito con una tavoletta ouija ma vengono posseduti dai tre protagonisti di un triangolo amoroso del passato. Episodio tiepido e mediamente inutile è una pacata partenza per un film tutto in salita.

E’ infatti ben più interessante il successivo Pridyder di Ishmael Bernal, che narra la vicissitudini di una famiglia che cambia casa e deve fronteggiare nientemeno che un frigorifero affamato ed arrapato. Poco sangue ma abbastanza perturbante la partitura pruriginosa con delle ispirate sequenze di unioni carnali tra delle donne e l’elettrodomestico in questione. L’episodio deve avere suggestionato un (all’epoca) giovane Rico Maria Ilarde (Woman of Mud, Altar) che trenta anni dopo girerà un lungometraggio omonimo ispirato proprio a questa storia.

Si chiude con Manananggal di Peque Gallaga, sorta di coming of age in cui un ragazzino (Herbert Bautista che per questo ruolo vincerà il premio come miglior attore al Metro Manila Film Festival del 1984) deve suo malgrado fronteggiare e uccidere un manananggal pittoresca creatura del folklore locale; trattasi di donna alla quale di notte spuntano le ali e mentre la parte superiore del corpo si separa dolorosamente dall’inferiore e se ne vola via a ghermire le proprie vittime, l’altra resta inerme a terra con le viscere esposte. Finale da film di assedio con il ragazzino che deve fronteggiare la creatura che tenta di entrare in casa. Ben scritto, diretto, e dotato di un ottimo ritmo e di sequenze molto suggestive è l’episodio migliore e molto amato in patria anche a causa dell’estrema familiarità del pubblico con la creatura messa in scena, già protagonista di molti film. Buoni anche gli effetti speciali anche ingenui a volte ma sempre sorprendenti; la mutazione della creatura, pervasa di pudica sensualità, è risolta con montaggio, effetti classici competitivi e una sezione addirittura di animazione per il volo della creatura in inquadratura totale. Shake, Rattle & Roll si rivela quindi come una visione obbligatoria per tutti gli appassionati filologici di cinema horror e come un film in sé rappresentativo e competitivo con quello che mediamente usciva nel resto del mondo.

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