Shameless: Abnormal and Abusive Love

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Shameless: Abnormal and Abusive LoveChissà cosa ne pensa la povera Tachibana Masumi, ultrasessantenne ormai, a cui il cinema di Tokyo “Laputa”, specializzato in retrospettive tematiche e spesso underground, ha deciso di dedicare nel 2012 una retrospettiva definendola la “musa dell’anormalità erotica”. Sul poster figura proprio un’immagine tratta da questo Shameless: Abnormal and Abusive Love, titolo anglofono dalla dubbia provenienza, ma che per una volta fa giustizia al film. E “senza vergogna” è effettivamente la giusta definizione per tanto cinema di Ishii Teruo, che a seconda dei casi può volgere in positivo o negativo.

Purtroppo per la Tachibana questo è uno dei casi negativi. La povera Ryoko è preda di una torbida storia con un perverso uomo sposato (Wakasugi Eiji) che pare averli proprio tutti i difetti del caso, almeno secondo la percezione che la produzione Toei e forse lo stesso Ishii, che sceneggia da solo, attribuivano al proprio pubblico. Infoiato come non mai lo stalker-amante della Tachibana, passa da sadismo a voyeurismo finendo nella spirale della temibile -sic- omosessualità. Quei buoni 20 minuti spesi da Ishii a dipingere con toni grotteschi e psichedelici la discesa nella follia, tra discoteche gay e love hotel, del protagonista maschile sono quanto di più estenuante abbia mai realizzato. A nulla valgono quei pochi sprazzi del suo estro visivo che nello stesso anno facevano la bellezza estrema di Inferno of Torture.

Dei sei film usciti in quel 1969, questo va a stare vicino all’altrettanto brutto, ma almeno più pittoresco, Orgies of Edo. Nessuna giustificazione può salvarlo dall’ignominia purtroppo, che negli stessi anni il cinema autoctono produceva cose ben più intelligenti e progressiste. E per un cineasta assolutamente non sprovveduto, che da lì a poco sarebbe partito per la tangente, non vi è scusa se non l’eccessivo carico di lavoro e un certo disinteresse per un prodotto becero destinato a una non identificabile fetta di pubblico. Coinvolti nel misfatto i soliti volti dei suoi altri film del periodo come Yoshida Teruo e Koike Asao insieme anche in Orgies of Edo, I Piaceri della Tortura, Inferno of Torture, Love and Crime e Yakuza’s Law: Lynching!  Tra le donne invece a parte la Tachibana, si intravedono in ruoli minori anche le altre che poi sarebbero confluite nel genere delle ragazze criminali, che avrebbe rimpiazzato questa exploitation dura e cruda di lì a poco, come Kagawa Yukie o Katayama Yumiko.

Certamente poco rimarrà nella loro memoria di questo film che non ha nemmeno la vaga capacità di disturbare. Di fatto questo tipo di colpi bassi erano già vecchi all’epoca per chi un po’ di exploitation americana, ambientata tra tuguri, sadismo e travestitismo, l’avesse già intravista vagamente. Al giorno d’oggi è ancora più goffo. A meno che vedere un uomo mugolare per una donna seduta su un tazza da bagno, in una scena più dura a descriversi che a vedersi data la totale assenza di possibili dettagli scabrosi, possa ancora sembrare vagamente irriverente. Pensare invece che sia proprio questa l’immagine scelta per il poster della retrospettiva sulla Tachibana potrebbe invece disturbare per idiozia, ma forse è preferibile rassegnarsi con ilarità.

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