Shaolin Intruders

Voto dell'autore: 4/5
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Tang Chia, è per lo più conosciuto come storico collaboratore di Liu Chia liang; esperto nel coreografare scene di lotta con armi, ha contribuito non poco al successo del genere wuxiapian.
La sua collaborazione a film come The Flying Guillotine 2 (1977), Sword of Swords (1968), The Avenging Eagle (1978), The Vengeful Beauty (1978), per citarne alcuni, sono un esempio tangibile dell’evoluzione del wirework applicata ai combattimenti aerei e su strutture pericolanti.
Trasformazione/miglioramento che ha reso possibili capolavori come Once Upon a Time in China, Fong Sai Yuk, Swordsman o Storia di Fantasmi Cinesi, d’altronde l’unico limite sembra essere la fantasia.
Mai come in questo film la trama è un pretesto per poter inscenare combattimenti sempre più astrusi e complessi.

Le quattro famiglie/clan più rinomate nel mondo delle arti marziali “Tigre, Vento, Nuvola e Dragone” vengono una ad una sterminate da misteriosi killer.
Le prove, una spada dorata particolare, che ricorda da vicino quella usata da Ti Lung in The Magic Blade (1976), incrimina la famiglia Ye Qinghu e, cosa strana, anche il tempio Shaolin sembra esservi immischiato. L’eroe vagabondo Lei Xun, accompagnato dall’amico giocatore d’azzardo Quiao Yiduo, cercheranno di far luce in questo intricato mistero ma si sa, non è facile entrare in un  tempio Shaolin investigando come se nulla fosse. Ed è qui che il film entra nel vivo, i due eroi dovranno affrontare tre prove di abilità marziale e uscirne vincitori, solo allora avranno accesso ai segreti del tempio e forse alla soluzione degli omicidi. La prima prova vede il giocatore d’azzardo armato di una spada stroboscopica e di una corda con un dado gigante alle due estremità (arma simile ad un nunchaku), opporsi ad avversari armati di alabarde nella formazione “Primavera, Autunno”. Lo spettacolo delle coreografie, la velocità d’esecuzione e lo svolgimento in crescendo, fanno di questo combattimento in un mix d’azione furiosa e “comicità-kung fu”, in perfetto stile Liu Chia-liang. Gli anni spesi come suo aiuto coreografo danno qui frutti inaspettati, ma siamo ancora all’inizio, la seconda e la terza prova elevano ancor di più le capacità registico-coreografiche di Tang Chia. In seconda battuta Lei Xun maestro dello stile Tai Chi, affronta una formazione di 12  monaci armati di bastone lungo, scindibile in tre sezioni ed ancora una volta ci tocca spalancare gli occhi: la dinamicità e fluidità del combattimento lo fanno assomigliare ad un balletto. Se non ci fosse un film come The Eight Diagram Pole Fighter (1984), furioso apologo sullo stile del bastone, questo sicuramente sarebbe il migliore in assoluto; inutile dire che entrambe le coreografie sono dello stesso team. Si arriva così all’ultima prova, vero e proprio capolavoro di combattimento su costruzione pericolante; i due opponenti si affrontano su una piramide di panche di legno traballanti (ovviamente usante anch’esse come arma), si sfiora quasi la perfezione ma, dovremo aspettare ancora qualche anno, prima di arrivare all’apogeo di quest’arte.

Il finale risulta un po’ sotto tono, anche se ritengo il film ormai concluso dopo la terza prova.
Nonostante ciò, i rimanenti combattimenti sono di livello più che discreto. Shaolin Intruders, è una delle tre regie accreditate a Tang Chia insieme a Shaolin Prince (1984) e Opium and Kung FuMaster (1984). Il giovane Tang Chia apprende le arti marziali da Yuen Hsiao-tieng papà di Yuen Woo-ping. All’inizio degli anni sessanta dopo aver coreografato un film cantonese SouthDragon, North Phoenix (1963) e un film mandarino The Jade Bow (1966), entra nella scuderia Shaw Brothers diventando il braccio destro di Chang Cheh, ma è solo l’inizio, le sue collaborazioni con i registi più importanti dei wuxiapian lo fanno assurgere a vero e proprio maestro dei combattimenti con armi e su strutture pericolanti. A differenza dei film di Chang Cheh che puntano su sentimenti di fratellanza e vendetta o quelli di Liu Chia liang dove le arti marziali sono un veicolo per la comprensione tra culture diverse, Tang Chia tira le somme unendo la forza visiva del primo, l’abilità marziale e sense of humor del secondo, creando uno spettacolo privo di qualsiasi chiave di lettura morale/sociale e punta tutto sulle coreografie ed una messa in scena accurata. Chiunque si ritenga un appassionato “del genere” non può che definirlo seminale!

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