Shinobi

Voto dell'autore: 3/5
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ShinobiPolpettone fantasy storico, di ispirazione fumettistica, che ha guadagnato gran ritorno d’immagine grazie ad un trailer che mostrava troppo, creando troppe aspettative, ma soprattutto grazie ai più felici trascorsi cartacei. Shinobi si ispira infatti a Basilisk, manga edito anche in Italia e ne ripropone in modo abbastanza fedele la trama. Si parla infatti di shinobi, terribili ninja addestrati alle arti oscure che di secolo in secolo venivano ingaggiati dai vari shogun per proteggere i loro governi. Tuttavia, giunti in un’era di pace sotto Ieyasu Tokugawa, i due maggiori villagi di shinobi Iga e Koga, si trovano a dover obbedire ad un terribile ordine: mandare i cinque migliori guerrieri di ciascuna fazione a scontarsi in una lotta all’ultimo sangue da cui resterà un unico sopravvissuto che, suo malgrado, deciderà le sorti dello shogunato. Tutto questo sembrerebbe semplice se non fosse che i rappresentanti dei due villaggi, Oboro di Iga e Gennosuke di Koga, sono profondamente innamorati l’una dell’altro, e questo scontro li metterà davanti ad una terribile scelta.
Shinobi diventa quindi un’incredibile carrellata di fantastici costumi, originati da un character design di gran classe, e di fenomenali scenografie e paesaggi – sia reali che in computer grafica. Unico difetto: oltre questo, il nulla. Shinobi è un film senza ritmo e senza picchi attoriali. Si svolge quasi a sembrare il riassunto di una serie tv, con questi personaggi che si spostano e combattono, si spostano e combattono, intervallati a volte da insostenibili panoramiche o carrellate su paesaggi fiabeschi. Il dramma di base, l’amore contrastato e doloroso, non riesce ad emergere mai con la forza che meriterebbe, nemmeno nel climax del dramma stesso.
Ogni personaggio poi ricorda più una maschera di teatro classico, che un essere umano ben caratterizzato. Forse si salva solamente il bravo (e bellissimo! ndr.) Kippei Shiina (Shinjuku Triad Society, Rinne), che vestendo i panni dell’immortale Yakushiji Tenzen, riesce a spiccare evidentemente rispetto a tutti gli altri personaggi, protagonisti compresi. Pecca massima del film è, infatti, il caso Joe Odagiri, non bello e non bravo, ma dall’incredibile successo in patria. Odagiri funzionava solo in Operetta Tanuki Goten di Suzuki, sia, chiaramente, per l’abilità registica del maestro, sia perchè impersonificava un uomo stordito d’amore. Infatti nessun’altra espressione sembra manifestarsi dal suo volto se non il piattume dell’ottenebramento cerebrale e, non me ne voglia, se al posto suo mettevano un qualsiasi altro “bel visino” nipponico, il film ci avrebbe guadagnato molto. Anche la bella Yukie Nakama (Ring 0: The Birthday, Love & Pop) pare fortemente penalizzata dall’avere come controparte Odagiri.
A questo vanno anche ad aggiungersi degli effetti speciali troppo irregolari e disequilibrati che si tratti di scene statiche o scene in movimento. Troppo fotorealistici nelle scene statiche e troppo “anime” nelle scene d’azione.
Per concludere, e tirare un po’ di acqua al mulino per questa pellicola, bisogna dire che in ogni caso il film, proprio per “l’effetto riassunto” tende a scorrere piacevolmente, senza annoiare eccessivamente se non negli inframezzi paesaggistici. Inoltre tutta la ricostruzione di ambienti e costumi è veramente pregevole, e se forse avessero fatto una miglior scelta riguardo gli attori, e si fossero impegnati maggiormente sull’effettistica, avrebbe potuto essere veramente un gran bel film.

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