Shock Wave

Voto dell'autore: 4/5
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Finalmente con Shock Wave Herman Yau ritrova il tenore da regista che sempre meno stava mostrando nella sua comunque prolifica carriera attuale.

I suoi film recenti erano tematicamente vari, eclettici, ma sempre più anonimi e grossolani nella messa in scena.

In questo invece evidentemente trova il rigore e la disciplina imposta da un budget sopra la media e relativa produzione rigida, incarnata da Andy Lau (e la sua casa di produzione Infinitus Entertainment) che evidentemente ha imposto una certa attenzione e maggiore impegno e possibilità stilistiche all’opera.

Ne esce bene anche la sceneggiatura del regista e di Erica Lee che se anche a tratti possiede delle debolezze, mostra spesso alcuni tocchi di inusitate libertà, ormai quasi dimenticate in loco, degli ottimi picchi melodrammatici e un pigiare corde delicate con efficacia.

Il risultato è un action anomalo in cui la squadra di artificieri di Hong Kong deve far fronte ad un criminale abile nell’uso della dinamite che sul finale minerà l’intero Cross-Harbour Tunnel imprigionando al suo interno centinaia di ostaggi.

Lau interpreta proprio uno di questi poliziotti, figura malinconica, lucida e consapevole dei limiti della vita che insegue, in cerca di calore umano ma sempre sull’attenti di fronte a pericoli letali che possano distruggere il calore famigliare.

Buone le sequenze d’azione e intenso il ritmo; il film ne esce bene anche per un soggetto non particolarmente abusato nella storia del cinema che quindi mostra una sorta di visione alternativa a quella solita di gangster, infiltrati, arti marziali e armi da fuoco.

Qui a farla da padrona è la dinamite e le sequenze in cui deflagra in tutta la sua potenza sono mediamente di ottima resa, incluso l’eccessivo e devastante finale.

Un ritrovato Herman Yau, quindi, che in un’alchimia fortunata fatta di storia originale, ottimo budget e maggior rigore in produzione, realizza il suo film migliore da parecchi anni a questa parte.

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